Giovanni Palazzolo, luci e ombre dell’onorevole balestratese che aiutò i non vedenti e sfidò De Gasperi

“In altri Stati il diritto alla pensione in favore dei ciechi civili da tempo trova applicazione, non si comprende quindi il motivo per cui in Italia i ciechi non debbano trovare identica tutela”. È 21 ottobre 1959, Roma. Un signore distinto si alza dal suo scranno in Parlamento. È seduto tra i Liberali, è uno dei deputati più attivi da quando qualche anno prima l’Italia è uscita dalla guerra. In Aula i colleghi fanno silenzio, per rispetto. Ha appena preso la parola Giovanni Palazzolo, ha 63 anni ed è di Balestrate. Sta per illustrare la proposta di legge numero 1659 “Istituzione della pensione a favore dei ciechi civili”. 
C’è la firma di un balestratese sull’iter legislativo che porterà a istituire l’indennità per i non vedenti. È dell’onorevole Palazzolo, nato a Balestrate il 4 ottobre 1896, laureato in Giurisprudenza e avvocato di professione, primo e unico politico del paese a essere eletto a Roma in Parlamento. E non in una legislatura qualsiasi: candidato con i Liberali, farà parte delle prime elezioni, svolte il 18 aprile 1948, dopo l’entrata in vigore della Costituzione avvenuta a gennaio.

Palazzolo sarà eletto anche nella terza legislatura, dal 1958 al 1963, e nella quarta, dal 1963 al 1968. Fu proprio Palazzolo e i colleghi Liberali, in seguito ad alcune divergenze sulla legge che istituì la Sila, a costringere De Gasperi, dopo soli due anni, a dimettersi. Pochi giorni dopo, nel 1950 costituirà un nuovo governo senza l’apporto dei liberali. 
Palazzolo nel 1955 viene eletto con 8.957 anche all’Assemblea regionale siciliana, incarico da cui si dimette due anni dopo per tornare a Roma. 

Combattente della Prima guerra mondiale, decorato al Valore militare con medaglia d’argento sul campo, Palazzolo ha una carriera controversa, macchiata da un legame scomodo con il boss Frank Coppola. Bisogna conoscere bene l’epoca per comprendere certe dinamiche senza cadere nella tentazione di un revisionismo e senza giustificarle. In una lettera dal 13 aprile 1951 intestata “Camera dei deputati” e firmata dall’onorevole Palazzolo si legge che il “Carissimo don Ciccio diceva che a Partinico occorreva un deputato regionale giovane, svelto ed amico e a portata di mano degli amici. L’amico Totò Motisi — scriveva l’onorevole Palazzolo — risponde a tutti questi requisita ed io ho deciso di aiutarlo con tutte le mie forze. Se a Partinico mi aiutate lo faremo diventare deputato”. 
Nell’interrogatorio che renderà al giudice istruttore il 6 agosto 1965, nel procedimento contro Frank Garofalo ed altri imputati (compreso Coppola), anche il boss ricorda bene quanto accaduto in Italia. “Faccio presente – dice Coppola interrogato dal giudice – che già nel 1948, trovandomi casualmente a Partinico, proveniente agli Usa dove allora risiedevo, venni pregato da sua eccellenza Vittorio Emanuele Orlando, a cui sono stato sempre devoto, di propagandare e sostenere la candidatura di Giovanni Palazzolo”. 

Il 21 ottobre 1959, in Aula, Palazzolo illustra la proposta di legge numero 1659 “Istituzione della pensione a favore dei ciechi civili” che confluirà in una delle leggi per potenziare il sostegno ai non vedenti. 
È dopo la guerra che il movimento dei non vedenti torna a far sentire la sua pressione per avere un’assistenza economica. Nel 1950 il governo De Gasperi concede un piccolo sussidio mensile a favore di 20 mila ciechi civili. Poi un aumento nel 1952 e ancora nel 1953. Solo nel 1954, sotto la guida del Presidente Paolo Bentivoglio e dopo la manifestazione detta “la marcia del dolore”, percorsa da numerosi privi di vista da Firenze a Roma, che si arriva alla legge n. 632 del 9 agosto, chiamata “legge Pieraccini” dal nome del suo presentatore.

L’ aiuto non è però ancora definitivo e restano molte lacune. Negli anni successivi spuntano altre proposte per potenziare e integrare il sussidio e tra queste confluisce la proposta di Palazzolo: “La legge del 9 agosto 1954 – ricorda in Aula l’onorevole – volle significare che il legislatore avvertì l’esigenza di compiere il primo pass in tal senso. Si ravvisa oggi la necessità di trasformare detto assegno a vita in pensione articolata in una misure che non apporta alcun maggiore aggravio allo Stato. Anzi mi sembra che in tal modo la nostra legislazione sociale si sposti dal vago e indeterminato e si adegui i principi generali del diritto. In altri stati il diritto alla pensione in favore dei ciechi civili da tempo trova applicazione, non si comprende quindi il motivo per cui in Italia i ciechi non debbano trovare identica tutela”. 
Morto il 17 aprile 1972, a Palazzolo è intitolata una via nella parte alta all’ingresso del paese.

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