Filippo, l’uomo della luna

È il gennaio di un inverno mite, uno dei tanti a Balestrate. Siamo in via Liofante, un giorno sarà chiamata via Crispi. Alle prime ore del mattino Saveria Spinella sente che ci siamo. Ha le doglie, in casa c’è grande trepidazione. Qui, al civico 47, alle 9,30 del 29 gennaio 1928, nasce Filippo Pagano. Il padre, Antonino, è un ferroviere di 39 anni. Famiglia umile, ha già 5 figli. Filippo è il sesto, altri tre ne arriveranno. 

Scorre tranquilla la vita a Balestrate, fin troppo. Filippo cresce nelle viuzze del paese marinaro. Il 9 febbraio del 1940 l’anagrafe del Comune lo elimina dal suo archivio. Si è trasferito a Terrasini con la famiglia. Studia, prende il diploma di ragioniere ed entra in polizia in servizio di leva. Conosce una ragazza di Balestrate, paese che non ha dimenticato. Nel 1954 la sposa.  
Per amore della sua Rosalia lascia la divisa, poiché ai tempi i poliziotti non potevano sposarsi prima dei 28 anni. Assieme a lei decide di emigrare a Detroit dove si trovano i suoceri. 

Negli Usa riparte da zero. Fa l’operario e assembla mezzi nella fabbrica più grande della città, la Chrysler. Si trasferisce in California e riprende gli studi. Si laurea in ingegneria elettronica. Trova lavoro alla Rockwel International, importante azienda statunitense nel settore aerospaziale, automobilistico e tecnologico oggi acquisita dalla Boeing.

Siamo negli anni Sessanta, in piega guerra fredda. I due blocchi del mondo si sfidano nella corsa allo spazio. Gli Usa lavorano senza sosta al progetto di sbarco sulla luna. A Downey, in California, c’è un centro di progettazione in piena espansione. The Space & Information Systems Division vince la corsa per realizzare sistema di lancio del progetto Apollo. Downey diventa il centro dell’industria per la missione lunare di cui parla il presidente Kennedy nel suo discorso nel 1961. Gli addetti al lavoro crescono da 16 mila a 25 mila. Inizia la progettazione del modulo di comando lunare. Arriva personale Nasa, scienziati, ingegneri. Il centro di Downey cresce a dismisura, diventa una città della scienza. 
È qui che approda Filippo Pagano. Non sa che di li a poco entrerà nella storia. 

Della sua attività ci sono poche evidenze. Non si trova nulla. Abbiamo contattato ingegneri dell’epoca, dirigenti del centro di Downey, ma niente. Gli stessi familiari, oggi poco propensi a parlare, ripeteranno sempre che riparava computer, che si occupava di strumentazione. Stando ad altri racconti, però, Filippo è molto più addentro. Parla di Neil Armstrong come di un amico che ha aiutato nell’addestramento. 

Lavora assieme a centinaia di altri professionisti alla definizione delle strumentazioni. Questa è la storia del primo uomo sbarcato sulla luna, la storia dell’Apollo 11. E l’ingegnere Pagano la sta vivendo di persona. Elabora la strumentazione di bordo dei veicoli spaziali, e con i simulatori di volo addestra gli astronauti alle manovre. Il 16 luglio 1969, alle 15,32 ora italiana, gli astronauti statunitensi, Neil Armstrong, Edwin ‘Buzz’ Aldrin e Michael Collins, sono lanciati dal razzo vettore Saturn V verso la Luna dal Cape Kennedy a bordo dell’Apollo 11. Due ore e 44 minuti dopo arriva sulla luna. “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Filippo Pagano lavorerà per tutta la vita tra un progetto e l’altro, lontano dai riflettori, senza mai rivelare alcun dettaglio della sua attività. 

Tornato in età avanzata a Terrasini, racconterà che a quei tempi i dipendenti erano tenuti sotto stretto controllo dall’Fbi per evitare che rivelassero preziosi segreti sulla tecnologia utilizzata. Uno dei pochi cimeli mostrati è una targa ricordo che raccontava essere stata donata a tutti i collaboratori più stretti del progetto, rivelando che nella sua abitazione in California aveva anche un pezzetto di roccia lunare donato da Armstrong. Racconterà di essere tornato a Balestrate, nel suo paesino, per ripercorrere quelle stradine, per rivedere il suo primo amore. Una donna di cui poco e niente si sa. “Era vecchia, la ricordavo più bella” dirà Filippo scherzando su quell’incontro. Il 6 agosto 2016, a Los Angeles, Filippo Pagano muore all’età di 88 anni. 

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