Inedito balestratese: il panegirico di San Slanislao Kotska

L’archivio parrocchiale di Balestrate conserva fra le sue preziose carte un documento autografo anonimo denominato Panegirico di San Stanislao Kotska. Il manoscritto è custodito in una carpetta che contiene diverso materiale manoscritto e dattiloscritto non indicizzato. Da una prima analisi dei dati interni non si reperiscono elementi né per definire una data precisa, né per identificarne l’autore. Il Panegirico anonimo può essere inserito fra i discorsi epidittico-elogiativo-encomiastici. Questa tipologia di composizione ha una tradizione che risale alla sofistica greca, passando per il mondo latino, con il celebre Panegirico di Plinio dedicato all’imperatore romano Traiano (100 d.c.), fino a quello cristiano con il Panegirico a Paolino di Eusebio di Cesarea che si configura come lode a Cristo che ha salvato le chiese dalla persecuzione romana. Nell’ambito della produzione latino tardo-imperiale fino a quella Rinascimentale, gli esempi di discorsi elogiativi, panegirici per l’appunto, si moltiplicano, diventando, da discorsi performativi, vere e proprie opere letterarie. Infatti, proprio dal Seicento all’Ottocento la bibliografia di panegirici si arricchisce enormemente conservando però lo schema originario dell’elocuzione retorica. Protagonista dell’anonimo Panegirico balestratese è Slanislao Kotska, Santo gesuita polacco (1550-1568) vissuto nel XVI secolo e santificato nel XVII secolo da Papa Benedetto XIII. Il legame del giovane Santo con la nostra comunità è dovuta alla devozione personale di Filippo Evola. Infatti, così come è testimoniato in diversi documenti conservatinell’Archivio parrocchiale, il Rettore introdusse nella Chiesa di Sant’Anna un’urna all’interno di un altare con una riproduzione in cartapesta del Santo gesuita; tale statuetta, presente all’interno della Chiesa almeno fino agli anni ’60-’70 del 900, oggi non è più reperibile.

TEMI E STRUTTURE DEL PANEGIRICO DI SAN SLANISLAO KOTSKA

Il Panegirico di San Stanislao Kotska è suddiviso dallo stesso anonimo autore del discorso in due sezioni; la prima parte occupa le cc. 1r-6v; la seconda è introdotta dalla dicitura «2a Parte» e occupa le cc. 7r-10v con l’integrazione di due carte autonome di riscrittura della parte finale del discorso elogiativo rivolto al Santo gesuita. La prima sezione del Panegirico presenta sommariamente le virtù del giovane Stanislao, mentre la seconda narra le vicende del Santo e il suo viaggio a Roma per entrare a far parte della Compagnia di Gesù. Sulla base dell’organizzazione retorica del discorso epidittico, il Panegirico nella sua prima parte è suddiviso in quattro sezioni:

  1. primasezione:exordium(paragrafi:I.1-7),cioèl’introduzioneallamateriaargomentativa;talesezione serviva per avviare la narrazione degli avvenimenti con l’intento di informare preventivamente l’uditorio e convincerlo delle posizioni sostenute nel resto del discorso elogiativo (tesi);
  2. seconda sezione: argumentatio (paragrafi: I.8-38), cioè l’argomentazione della materia con la dimostrazione delle prove a sostegno della tesi (confirmatio; paragrafi: I.8-26) e la confutazione di argomentazioni contrarie (refutatio; paragrafi: I. 27-38);
  3. terzasezione:narratio(paragrafi:I.39-40),cioèl’esposizionedeifattiinordinecronologicoconl’intento di docere et probare il pubblico;
  4. l’ultima sezione, la peroratio (paragrafi: I.41-42) o epilogo, cioè la parte conclusiva che serviva per sintetizzare il messaggio economiastico ed esemplare rappresentato dalla vita del Santo.

La seconda parte del Panegirico si può considerare una sorta di monoblocco strutturale composto dai paragrafi II.1-33 e associabile all’esposizione (narratio) dei fatti biografici di Stanislao; sulla base di questa considerazione la seconda parte del discorso non segue l’organizzazione tradizionale del discorso encomiastico. Infatti, analizzando

strutturalmente l’intero Panegirico emerge che lo schema del discorso epidittico, secondo le norme di derivazione aristotelica, viene meno, con una Parte prima che anticipa tre delle quattro sezioni del discorso e una Parte seconda occupata interamente dalla narratio.

L’exordium del discorso (I.1-4) rientra nella modalità tipica dell’apertura degli encomi, con la difficoltà tipica del narratore ad esporre la materia trattata; l’anonimo scrittore, tramite una similitudine, dichiara ad incipit del discorso la volontà di raffigurare, così come fa un pittore (cfr I.7) le virtù del Santo, creando un parallelo tra il giovane Stanislao sia con Mosè che con il Profeta Geremia. Proprio l’apertura del Panegirico fornisce l’evidenza del legame del discorso encomiastico cristiano con i suoi precedenti latini. Infatti, la rappresentazione del giovane Santo viene costruita seguendo la ritrattistica tipica degli eroi classici.

Dopo la dichiarazione della materia da trattare, cioè la santità del giovane Stanislao, è ancora una similitudine a introdurre il lettore alla esemplarità portentosa del Santo (I. 6-7):

Pur nondimeno egli è certo, che essendo la grazia la prima formatrice de’ Santi e seguendo essa le diverse tendenze naturali di ciascuno, la vita d’ogni santo vien contrassegnata da una virtù particolare nella quale si rese eccellentissimo. Quindi è che la schiera degli eletti di Dio, de’ figli della croce, nel giardino della Chiesa sono come fiori e piante; fiore ciascuno de’ quali tramanda un olezzo particolare, piante delle quali altre sono modeste come l’isopo ed altre che si inalzano superbe come cedri.

Diverse sono le formule che annunciano la straordinarietà del giovane tramite un procedimento di iterazione (ripetizione) del prodigioso, sottolineando soprattutto che la vita di Stanislao fin da giovane fu (I.6) «contrassegnata da una virtù particolare nella quale si rese eccellentissimo».

L’anonimo scrittore insiste, per preparare fin dall’inizio l’esemplarità del giovane santo da offrire agli ascoltatori, sulla capacità di Stanislao di tenere a bada la carne tentatrice: (I. 28) «Quanti pochi in fresca età, possono vantare la vittoria sulla carne, una illibatezza di costumi?». Passaggi come questo attivano spesso paragoni con figure legate sia al Vecchio che al Nuovo Testamento; in un caso il parallelismo è realizzato con San Giovanni tramite un procedimento retorico che si potrebbe associare all’adynaton: (I.34):

«Somigliantissima a quella di cui venne degnato il discepolo favorito S. Giovanni; imperocchè se fu a Giovanni conceduto di riposare una volta sola sul petto del Salvatore, il Salvatore medesimo venne per ben due volte a posare sul petto di Stanislao».

Se da un lato Stanislao, per le virtù di confidenza con Gesù e la Vergine, è simile al santo prediletto (Giovanni), dall’altro lato, è ancora più “santo” perchè ha ricevuto per ben due volte il Salvatore «sul petto» a differenza di Giovanni che invece, anche se unico fra i discepoli, lo ha ricevuto una sola volta.

La seconda parte del Panegirico presenta la storia del Santo, dal patimento degli abusi di un giovane compagno, Paolo, fino all’arrivo a Roma; dall’entrata nella Compagnia di Gesù, fino alla morte nella grazia di Dio. Lo schema retorico adottato dall’anonimo scrittore rientra nella struttura tipica del discorso elogiativo; dall’accumulo di fatti contrari al protagonista si arriva progressivamente alla risoluzione della vicenda con l’intercessione di una entità superiore.

Lo schema narrativo della seconda parte del Panegirico si basa su un contrasto “Stanislao vs Paolo”, un giovane compagno messo affianco al futuro Santo dal padre. I due protagonisti rappresentano due dimensioni contrastive sia in riferimento alle virtù cristiane, sia in termine di aderenza alla parola di Dio. Le angherie che il giovane Stanislao deve subire dal compagno rientrano nello schema tipico delle prove che un eroe deve superare prima di approdare al premio e alla vittoria (II. 14):

«Frattanto Stanislao per le pressure e i dolori che gli avea cagionato il fratello per ben due anni, contrasse gravissimo morbo e già era presso a morire: or qui fu per appunto che la carità d’una madre qual è Maria, sottentrò a rifarlo della tolleranza prestata alla inumanità d’un fratello».

Il giovane Santo sopporta gli abusi fisici e verbali del compagno fino a quando non deciderà, per chiamata divina, di partire per Roma. Dopo la narrazione dei dolori fisici di Stanislao il Panegirico assume quella che si può considerare come la parte più propriamente cristiana con la chiamata della Vergine Maria (II. 16-17):

Gli apparve Maria Vergine in sembiante bellissimo e in lui movendo lo sguardo primo di affetto, il consola, loinebriadisoavitàeglirestituiscelasaluteall’istante;quindiatrarlopersempre daldolenteemiserosuostato fa a lui quel comando che fece già Dio ad Abramo «Egredere de terra tua, est veni in terram, quam mostrabo tibi». «Parti, o Stanislao, levati tosto dal mondo, abbandona per sempre la tua casa, t’invola subitamente a’ domestici e vieni in luogo di sicurezza ch’io stessa ti mostrerò; Gesù ti chiama nella sua Compagnia. Immenso è il viaggio, disastrato il cammino, varie le vicende, ma io stessa sarò la tua guida».

Dopo questo passaggio, secondo un procedimento tipico del discorso retorico classico, il narratore non riesce a narrare i fatti accaduti perché sono tali che le parole non potrebbero far comprendere ai lettori gli eventi miracolosi. Questo sistema espositivo permette all’anonimo di trattare l’arrivo di Stanislao a Roma (II. 19-20):

Io non mi fermerò a descrivervi gli strepitosi prodigi che avvennero in quel viaggio (…) non il miracoloso fermarsi de’ cavalli, non la mamma celeste di cui venne pasciuto durante il cammino, del pane Eucaristico, io dico che gli fu presentato un’altra volta per ministero degli Angioli. Ma a Roma io voglio raggiungerlo (…)

Stanislao, finalmente a Roma, trova la pace nella grazia del Signore. A introdurre il noviziato del futuro Santo è una similitudine tratta dal mondo animale (tortora), carica di una straordinaria semanticità biblica (II. 20):

a Roma ove questa mistica Tortorella era penetrata tra i forami della pietra e colà gemebonda sospirava d’amore; fuor di figura, i vo’ incontrarlo nel chiostro, io vo’ raggiungerlo quando già vestito delle umili leve di Gesuita, entrato era tra i novizi della Compagnia.

L’arrivo a Roma per Stanislao corrisponde anche alla fase finale della sua vita con l’incombere della morte; il giovane anela «ardentemente di essere sciolto dal corpo»1 e ricongiungersi con Dio. Secondo un procedimento tipico l’anonimo scrittore inserisce l’intima comunicazione del futuro Santo con il Divino per chiedere l’intercessione all’assunzione al Regno dei Cieli. Infatti, lo scrittore anonimo presenta la struggente lettera che Stanislao scrive a Maria Regina del Cielo (II. 26-27) per chiedere la morte fisica e la pace eterna nel Regno del Padre:

«Ormai, cara Madre, più non mi regge il cuore a starmi lontano da voi. Deh! Ricoglietemi, per finalmente a’ sospiri. Ahi! Quando veggo di voi mi parla, ma non mi sazia e col ricon*** *** m’infiamma. Medito le vostre grandezze, contemplo sì l’infinito pregio. Anelo sì al vostro amore,ma quello che comprendo di voi, viepiù mi accende di vedervi e nel vostro amore non posso consumarmi. Eppure voi, bella rapitrice de’ amori, il mio involaste, è già gran tempo, ed io senza di voi più non trovo riposo. Madre d’amore, sia dunque questo il giorno in cui alfine mi consoliste. Ah fin d’ora ve ne anticipo le grazie ai vostri piedi renderebbe eternamente». E così avendo scritto, affidò l’ambasciata al martire San Lorenzo. Credereste! Fu letta al Cielo la supplica, fu accolta benignamente ed una lievissima febbra portò il rescritto: «Io morrò, dunque, io morrò indebitamente, La Vergine mi vuole in cielo».page3image14638592

1 cfr. Panegirico II.24; da Tertulliano, De patientia 9, 5.

Stanislao viene accolto tra i beati; il Panegirico si avvia così alla fase conclusiva con la peroratio e l’adnominatio lectoris, cioè con l’esortazione al Santo a intercedere per i presenti («divoti») all’ascolto del discorso a lui dedicato (II.33):

Non dimenticare in fine questi divoti che son venuti qui a sentire le tue lodi ed a celebrare la tua eternità, fa loro prova per esperienza che il Signore non solo si distinse per meravigliosa santità, ma altresì per la potenza di cui t’hai fregiato in Cielo.

L’anonimo scrittore del Panegirico utilizza diversi topoi, che appartengono alla più antica produzione agiografica per sostenere la tesi della santità di Stanislao, modello di virtù nella Compagnia di Gesù, così come era uso nei testi della tradizione apologetica e celebrativa cristiana. Si presentano di seguito i riferimenti biblici che insieme alle figurae del discorso agiografico, aiutano lo scrittore a intessere sia l’argumentatio che la peroratio per sostenere la tesi della santità di Stanislao:

(I.18; I.26; II.10) Prevenisti eum in benedictionibus
(Psalmus David, XX.3) Quoniam prevenisti eum in benedictionibus dulcedinis: posuisti in capite eius coronam de lapide pretioso: Cosicché tu lo hai

prevenuto con le soavi benedizioni; hai posto sul suo capo.

Con questa citazione l’autore del Panegirico vuole evidenziare la naturale santità del giovane che nei comportamenti e nelle parole era guidato da una luce primordiale di grazia:

(I.18) Erano dunque questi movimenti indeliberati della grazia e quasi i primordii di quella santità che in Lui lavoravasi; e come in noi si ritrova una legge di concupiscenza che ci porta a mal fare, innanzi ancora di conoscere l’onestà, in Lui una legge vi era di onestà che lo guidava a far bene prima ancora di conoscere la concupiscenza. Prevenisti eum in benedictionibus.

La stessa citazione tratta dai Salmi viene riutilizzata per incorniciare le penitenze cui si sottoponeva Stanislao per mantenere la purezza dello Spiriti ma soprattutto della carne:

(I.25-26) Oh! ditelo voi, muri della sua stanzetta, o lunghe notti testimoni dei suoi flagelli, ditelo voi, o Angioletti che d’intorno a lui vegliavate, dite, dite, quale scempio facesse Stanislao del suo tenero e delicato corpicciuolo! Per queste sì rigide penitenze Stanislao portò la sua illibata purezza ad un grado sì eminente che parve cosa straordinaria ed incredibile e quasi dissi, miracolosamente confermato in grazia. Prevenisti eum in benedictionibus.

CFR: (II.10) Ma buon per lui che miglio ajo guidavalo lo Spirito del Signore, che si da’ primi albori della vita l’avea prevenuto colla sua grazia nelle vie difficili della santità. Prevenisti eum in benedictionibus. Caduti perciò inutili i tentativi più dolci, arse di sdegno il fratello, venne a più duri strapazzi e prese a fare ogni strazio di quell’innocentissimo giovane.

***

(I.20) Novit Dominus dies immacolatorum
(Psalmus David, XXXVI.19) Novit Dominus dies immaculatorum: et haereditas eorum in Aeternum erit: Il Signore riconosce i giorni di coloro che

vivono nell’illibatezza e la loro eredità rimarrà in eterno.

Con questa citazione l’autore del Panegirico sostiene, sulla scorta della prima tesi basata sulla primordialità della santità di Stanislao, che il giovane per inspirazione divina («magistero divino») era dedito alla castità e che tale illibatezza lo prefigurava alla santi tà.

***

(I.38) Ibi Benjamin adolescentulus in mentis excessu
(Psalmus, LXVII.28) Ibi Benjamin adolescentulus, in mentis excessu: principes Juda, duces eorum; principes Zabulon, principes Nephtali: Ecco Beniamino,

un piccolo che guida i capi di Giuda, la loro schiera, i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.

CFR: (I.38) Non pertanto siccome la confidenza che passa per avventura fra due, non importa solamente un semplice atto, ma piuttosto un abito d’intima familiarità e d’intiera scambievole comunicazione, così io dico tale essere stata la confidenza tra Stanislao e Gesù; lo che avvenne per mezzo di un larghissimo dono che quegli ebbe di profonda sublime contemplazione. Ibi Benjamin adolescentulus in mentis excessu.

*** (I.41) Inspiratio Omnipotentis dat intelligentiam: non sunt longevi sapientes.

(Libro di Giobbe, XXXII, 8-9) (8) Sed, ut video, Spiritus est in hominibus, et inspiratio Omnipotentis dat intelligentiam. (9) Non sunt longaevi sapientes, nec senes intelligunt iudicium: (8) Ma è lo spirito che è nell’uomo, è il soffio dell’Onnipotente che lo fa intelligente. (9) Essere anziani non significa essere sapienti, essere vecchi non significa saper giudicare

CFR: (I.41) Io mi credeva, son parole del S. Giobbe, io mi credeva che i più maturi di età fossero i più esperti nella conoscenza di Dio, ma sull’esperienza de’ fatti, io veggo che nulla possono gli anni. Dio è quegli che si comunica cui più gli aggrada e più sovente ai giovani che non ai vecchi: Inspiratio Omnipotentis dat intelligentiam: non sunt longevi sapientes.

*** (II.16) Egredere de terra tua, est veni in terram, quam mostrabo tibi

(Liber Genesis XII.1) Dixit autem Dominus ad Abram: “Egredere … tibi”: Vattene dal tuo paese, dalla tua patria ǀ e dalla casa di tuo padre, ǀ verso il paese che io ti indicherò.

CFR: (II.16) Gli apparve Maria Vergine in sembiante bellissimo e in lui movendo lo sguardo primo di affetto, il consola, lo inebria di soavità e gli restituisce la salute all’istante; quindi a trarlo per sempre dal dolente e misero suo stato fa a lui quel comando che fece già Dio ad Abramo «Egredere de terra tua, est veni in terram, quam mostrabo tibi».

***

(II.24) Cupio dissolvi. Et esse cum Christo

(Tertulliano, De patientia 9, 5) Cupio dissolvi et esse cum Christo: Desidero ardentemente essere sciolto (dal corpo); (Paulus, Papyrus 46, f. 86-94; Paulus, Epistulae ad Philippi, 1,23-24) (…) desiderium habens dissolvi et cum Christo esse multo magis melius permanere autem in carne magis necessarium est propter vos: Desidero essere sciolto dal corpo per essere con Cristo.

CFR: (II.24) Ah! Sì, e i più non reggeva a trattenersi ancora in questa terra di esilio e anelava di esser sciolto e vivere con Gesù. Cupio dissolvi. Et esse cum Christo. E siccome vivendo in terra la sua conversazione era nel cielo, così ardea dal desiderio d’ir a vagheggiare la festa che si farebbe lassù nel primo anniversario dell’Assunzione della sua tenera Madre Maria.

Interessante è la sezione finale del Panegirico, perché il manoscritto riporta due versione differenti; infatti in una prima stesura del discorso vi era un più esplicito riferimento ai giovani ascoltatori e tendeva a far più leva sul movere del pubblico (II.29[1-4]):

[1] Guarda la gioventù che adescata da’ piaceri e dalle lusinghe del mondo corre le vie della perdizione. Deh! O mio Stanislao, salva la gioventù della mia patria. [2] Giovani che ascoltate a voi rivolgo una parola: Stanislao ha relazioni speciali con la gioventù, Stanislao è il nostro santo. Udiste, vedeste in sì fresca età virtù illustre di Stanislao? Dite, vi sentiste tocchi nel cuore, risoluti di seguitarlo? La sua troppa grandezza non ci spaventi; egli non giunge a sì alto grado *** ****, portatovi dalla destra dell’Onnipotente.

L’anonimo scrittore poneva Stanislao come exeplum vitae contro la perdizione; faro luminoso per arrivare sereni (II.29[4]) «al porto sicuro di salvezza, alla patria dei beati»:

[3] Or quella grazia che fu tutta nel giovinetto Stanislao, non ha secca la sua fonte per non piovere a larga vena sopra di noi. Accogliamola, operiamola virilmente e vedremo speciosi frutti che porterà. [4] Nella persona di Stanislao abbiamo un faro luminoso che ci prende, la sua bella figura ci brilla innanzi di luce meravigliosa; seguiamo questa luce seguiamola sino a tanto che non arriveremo al porto sicuro di salvezza, alla patria dei beati.

PANEGIRICO DI SAN SLANISLAO KOTSKA: BREVE QUESTIONE ATTRIBUTIVA

Le prime ispezioni comparative sulla grafia del testo con altri documenti autografi conservati presso l’Archivio parrocchiale conducono cautamente verso una possibile soluzione sull’identità dello scrivente. Infatti, una delle ipotesi a studio è quella di poter attribuire il Panegirico di San Stanislao Kotska a uno degli intellettuali palermitani e balestratesi più in vista fra gli anni ‘40 e ‘70 dell’800: il Rettore della Chiesa dei gesuiti di Casa Professa e Direttore della Biblioteca Nazionale di Palermo, Filippo Evola. Il documento può risultare importante, se l’attribuzione fosse confermata, perché il Panegirico diventerebbe un’ulteriore attestazione dell’attività letteraria dell’intellettuale siciliano.

Da una prima analisi è stato possibile individuare alcune serie scrittorie apparentate dallo stesso ductus; i lemmi presi in considerazione sono e; colla; Giovanni; proprietà. Di seguito si riporta una prima tabella comparativa che sembra confermare l’apparentamento grafico fra i due documenti autografi:

Un secondo metodo di analisi attualmente in fase di realizzazione si baserà sulla presenza di alcune costanti espressive che determinano la vicinanza o la distanza di un testo da un autore. Questo tipo di analisi verrà approfondita tramite l’ausilio di programmi elettronici che generano sistemi concordanziali complessi. Dunque, se dall’analisi e dall’applicazione dei due metodi di attribuzione il Panegirico di San Stanislao Kotska dovesse essere attribuito con un certo margine di certezza a Filippo Evola, il discorso celebrativo si inscriverebbe nell’ampia attività di letterato del Rettore che fu autore anche di opere in versi (1844: Il dabben uomo e il ladro, Palermo, Garofalo), critico letterario (1883- Sopra un documento che rischiara l’edizione delle poesie di Sebastiano Bagolino, pubblicata in Palermo nei primi anni del secolo 17, Palermo, dello Statuto), scrittore di elogi e orazioni funebri (1840: Elogio storico di Mauro Orlando, dottore in medicina e filosofia, Palermo, Garofalo; 1861: Elogio funebre di Michele Pandolfini professore di patologia generale nella Regia Università degli studi di Palermo morto addi 5 maggio 1861, Palermo, Amenta) ed editore di manoscritti che lo stesso durante la sua attività di bibliotecario ha scoperto e acquisto per la Biblioteca Nazionale (1882: Lu rebellamentu di Sichilia, Palermo, Lao).page6image4190192

NOTA AL TESTO

Il testimone manoscritto

Il manoscritto è un foglio di carta fascicolato di cm 22,5×30, riporta il Panegirico di San Stanislao Kotska. Il manoscritto non esibisce elementi di datazione o indicazioni sull’autore; esso è danneggiato nel lembo inferiore; è vergato con inchiostro nero policromo e non mostra elementi numerici progressivi. Il panegirico consta di dieci (10) carte scritte fronte-retro. Il manoscritto anonimo è siglato msPSK, è conservato presso l’Archivio parrocchiale Chiesa Madre di Balestrate all’interno di una busta che esibisce nel frontespizio la dicitura «1901-1920». L’autografo è un quinterno fascicolato composto da dieci (10) carte protocollo a righe (cm 22×30) redatte sul recto e sul verso di ogni foglio; all’interno del manoscritto si sono rinvenute due (2) carte sparse. La prima delle due, inserita tra le cc. 7e 8, misura cm 15×20,5; la seconda, inclusa tra le cc. 9 e 10, è di cm 14×21.

Lo strumento scrittorio principale è un inchiostro nero con due cromie diverse; a quello di base, si aggiunge un secondo inchiostro con cui l’autore inserisce sezioni di testo o singole parole a sostituzione o a integrazione di un precedente strato compositivo. Il ductus è regolare per quasi tutto il manoscritto si caratterizzata per un andamento tondeggiante e inclinato verso destra. Vi è un sono solo caso in cui il ductus sembra diverso da quello principale; ciò è evidente nella c. 3r in una aggiunta integrativa al margine destro: «al sentirne proferire anche una sola».

Nella seconda delle carte autonome il ductus si presenta fortemente irregolare e di difficile lettura, soprattutto in presenza di diverse campagne correttorie o di integrazioni nell’interlinea superiore. Generalmente il manoscritto è in discreto stato di conservazione, tranne alcune carte che presentano i lembi danneggiati soprattutto le due che fungono da reggiquinterno; si rinvengono tracce di umidità. Il manoscritto è caratterizzato da diversi eventi correttivi che in alcuni casi modificano un originario dettato scrittorio e una primitiva impostazione dello stesso Panegirico. Alcune macchie di inchiostro e di umidità in alcuni casi non rendono lineare la lettura; in ultima analisi però il testo è completamente editabile. Nessuna carta è numerata; motivo per cui si è deciso di indicare progressivamente il recto e verso di ogni pagina:page7image4181456page8image14642816page8image14643008page8image14643200page8image14643392page8image14643584page8image14643776page8image14643968

INCIPIT

EXPLICITpage8image14644544

PARTE PRIMApage8image14644736page8image14644928page8image14645120page8image14645312

c. 1r c. 1v

c. 2r c. 2v

c. 3r c. 3v c. 4r c. 4v

c. 5v c. 5v

c. 6r c. 6v

c. 7r c. 7v

c. 8v c. 8r c. 9v c. 9r c. 10v f. 1v-r

c. 10v c. 10r f. 2v

È nobile orgoglio
del pittore, volendo santi e che
non essendo
altro la santità se non l’aureola di cui abbellasi la fronte, il
Siccome il cuore dell’uomo è volto
al male
della purità verginale, e nondimeno correva sonno de’ Santi, che è, al dir di S. Bernardo, -cato corpicciuolo!

pochi in fresca età, possono vantare la vittoria
da qualsivoglia sospetto di colpa,

serbò una
d’un Luterano
voleva pur Egli vedere faccia
Non pertanto siccome la confidenza -bicondo solo eletto tra mille,
solo degnissimo

Io so che Stanislao è uno de’ ǀǀ più bella di cui

risplenda questo santo, ǀǀ
mio dire. Lo spirito di Dio a te,

Ave Maria. ǀǀ -volmente conoscere le sovrumane bellezze ǀǀ

– re al riposo del cuore;
si addormentò del ǀǀ scempio facesse Stanislao del suo tenero e deli-ǀǀ

e la condizione nobile di Stanislao. Quanti ǀǀ Stanislao si mantenne lontano ǀǀ

Stanislao. Infermatosi a morte in casa ǀǀ

nella semplicità, nel candore, nell’innocenza. ǀǀ

conosce che Egli è il diletto candido e ru-ǀǀ
colla materna protezione di Maria Vergine.ǀǀ

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f. 1 p. 1

p. 19

p. 20

f. 2 p. 1

§§ 1-4 5-9

9-13 14-17

17-21 21-25 26-28 28-31

31-34 34-37

38-40 40-42

§§ 1-4 4-8

8-11 12-16 16-19 20-24 24-25 26-28

29 29-30 31-33page8image14645504page8image14645696page8image14645888page8image14646080page8image14646272page8image14646464page8image14646656page8image14646848page8image14647040page8image14481472page8image14482048page8image14470912page8image14441984page8image14426944page8image14425600page8image14430976page8image14431360page8image14433472page8image14433088page8image14430592page8image14427712page8image14425792page8image14433664page8image14525632page8image14508480page8image14503104page8image14501376page8image14507328page8image14515776page8image14505984page8image14495936page8image14498432page8image14489216page8image14496128page8image14498624page8image14649792page8image14548992page8image14549184page8image14549376page8image14549568page8image14549760page8image14549952page8image14550144page8image14550336page8image20895424page8image14551488page8image14551680page8image14551872page8image14552064

INCIPIT

Valicata appena la fanciullezza, paragone. Paolo, (così chiamavasi il fratello di

le penitenze, i digiuni e la solitudine

pur troppo, egli è vero, che spesse volte gli fu dal dolente e misero suo stato fa a lui quel Ma a Roma io voglio raggiungerlo quando

et esse cum Christo.
E siccome vivendo
Fatto dall’amore
maggior di sé,
prende un foglio
Venne, o Angioletto, che la-chi, i Profeti, i giusti di tutti terra non è
proclamano Maria
Regina del
Deh! Tu gran Santo,
che coi tuoi esempi

EXPLICIT PARTE SECONDA

-strino l’intrinsero valore sulla pietra di ǀǀ
non esser quella una vita da suo pari, che ǀǀ

-mazzarlo, a batterlo,
a calpestarlo. Sì ǀǀ all’istante; quindi a trarlo per sempre ǀǀ

-tato un’altra volta per ministero degli Angioli. ǀǀ
esser sciolto e vivere con Gesù. Cupio dissolvi. ǀǀpage8image14552640page8image14552832page8image14553024page8image14553216page8image14553408page8image14553600page8image14553792page8image14553984page8image14554176page8image14554368page8image14554560page8image14554752page8image14554944page8image14555136page8image14555328page8image14555520page8image14555712page8image14555904page8image14556096page8image14556288page8image14556480page8image14556672page8image14556864page8image14557056page8image14557248page8image14557440page8image14557632page8image14557824

tenera Madre Maria. Che fa pertanto? -ma avventurata. ǀǀpage8image14558016page8image14558208page8image14558400page8image14558592page8image14558784page8image14558976page8image14559168page8image14559360

i secoli ǀǀ
il ciglio verso i tuoi divoti. ǀǀpage8image14559552page8image14559744page8image14559936page8image14560128page8image14560320page8image14560512page8image14560704page8image14560896

in Cielo. Così sia. ǀǀpage8image20501872

CRITERI EDITORIALI

§ 1. Il testo

La presente edizione riproduce il testo dell’autografo conservato presso l’Archivio parrocchiale di Balestrate. La prima collatio del manoscritto risale al 2018, dopo questa prima fase, l’edizione si è basata sulle fotoriproduzioni digitali realizzate dall’editore. Il documento archiviale, di difficile datazione, non è approdato né in un progetto editoriale definito dall’autore, né in rivista o in sillogi. Il testo è stato rispettato nella sua totalità; l’unico intervento editoriale è stato la numerazione in paragrafi del testo per facilitare la lettura dell’apparato critico.

§ 2. L’apparato critico

L’apparato presentato è di tipo «genetico-diacronico» secondo la definizione di DANTE ISELLA,2 ovvero una rappresentazione delle riscritture depositate su un testo manoscritto, dalla loro prima stesura a quella ritenuta «stabile». Nell’apparato genetico le correzioni seguono un ordine «derivativo»: le lezioni vengono presentate dalla prima attestazione all’ultima ricostruibile. L’apparato esibito è anche una rappresentazione «lineare», così come indicato da ALFREDO STUSSI.3 L’apparato in calce è organizzato in modo da offrire al lettore un quadro delle informazioni per le interpretazioni delle varianti e delle fasi di scrittura dei testi.

§ 3. Formalizzazioni delle varianti

In apparato sono registrate tutte le varianti sostanziali e formali, nonché quelle di punteggiatura.4 Il riferimento ai luoghi del testo è fatto sempre mediante il numero del paragrafo; la lezione “stabilizzante” viene isolata da una parentesi quadra chiusa (lezione]), è seguita dalle varianti secondo un andamento diacronico-evolutivo: santità se non l’intreccio] santità <che> l’intreccio→T. All’occorrenza alcune glosse in corsivo chiariscono alcuni elementi tipografici e topografici. Quest’apparato registra entro parentesi uncinate <…> le cancellature d’autore: santità <che> l’intreccio; entro parentesi quadre […] l’intervento dell’editore o una lacuna non colmabile: M[***]; con tre asterischi *** si registra una parola o una porzione di testo illeggibile. Nell’apparatosono incluse alcune abbreviazioni tipiche dell’apparato parlato: sovr. su, la lezione ultima corregge la lezione iniziale: proprietà] – à sovr. su –i; agg. interl. sup./inf.: la lezione aggiunta è collocata sopra o sotto il rigo di scrittura: ritrarre Mosè, gli metterebbe] Mosè, agg. interl. sup. Il segno ǀǀ indica la fine della carta in verso o in recto.page9image14562816

2 Cfr. DANTE ISELLA, Le carte mescolate vecchie e nuove, Einaudi, Torino, 2009a, p. 100.
3 Cfr. ALFREDO STUSSI, Introduzione agli studi di filologia italiana, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 189.
4 Cfr. GIANFRANCO CONTINI, Come lavorava l’Ariosto [1937], in Esercizi di lettura sopra autori contemporanei con un appendice sopra autori contemporanei. Edizione aumentata di “Un anno di Letteratura”, Torino, Einaudi, 1974, pp. 233- 241, p. 233.

EDIZIONE CRITICA

Anonimo [Filippo Evola]

Il Panegirico di San Slanislao Kotska

[?]

A CURA DI LUCIANO LONGO

[PRIMA PARTE]

Prevenisti eum in benedictionibus (Nei Salmi)

(c. 1r) 1 È nobile orgoglio del pittore, volendo ritrarre qualche uomo grande ad eroe, di rappresentarlo in quell’aria e in quei portamenti che più gli furono propri e più lo rendono al naturale. 2 Così per esempio, chi volesse ritrarre Mosè, gli metterebbe in mano le tavoli della legge e sulla fronte due guizzi di luce, chiaro riverbero della Divinità che egli ricevette sul Sinai e di là portò alle turbe dei figli di Israele. 3 Ovvero chi volesse darci a pennello il Profeta Geremia, gli atteggiarebbe il volto al dolore, alla costernazione, lo mostrerebbe rabbuffato il crine, pallido e lacrimante quale era allo spettacolo degli eccidi della sua patria. 4 Similmente, volendo oggi ritrarre la bellissima figura di Stanislao Kostka non a pennello, ma con le parole, par mio dovere di copiarlo per quella parte che più lo illustra e con maggior proprietà lo distingue. 5 Io so che Stanislao è uno de’ ǀǀ (c. 1v) santi e che non essendo altro la santità se non l’intreccio e come il suono di tutte le virtù dovette essere eccellente in queste. 6 Pur nondimeno egli è certo, che essendo la grazia la prima formatrice de’ Santi e seguendo essa le diverse tendenze naturali di ciascuno, la vita d’ogni santo vien contrassegnata da una virtù particolare nella quale si rese eccellentissimo. 7 Quindi è che la schiera degli eletti di Dio, de’ figli della croce, nel giardino della Chiesa sono come fiori e piante; fiore ciascuno de’ quali tramanda un olezzo particolare, piante delle quali altre sono modeste come l’isopo ed altre che si inalzano superbe come cedri. 8 Ebbene signori, qual fu Stanislao Kostka? Fu egli un martire? fu leone di zuffa e di battaglia, sicché nel debba ritrarre a stille di sangue? Ovvero fu solitario abitatore de’ deserti ove passò lunghi anni in penitenze e digiuni? No, o signori. 9 A me che ho letto e studiata la storia della sua vita par che la prerogativa più bella di cui risplenda questo santo, ǀǀ (c. 2r) l’aureola di cui abbellasi la fronte, il portento di virtù da apprezzare assai meglio, sia stata una Verginità ammirabile ed una Fedeltà la più constante. 10 Fu l’incomparabile Giovanetto Stanislao prevenuto dalla grazia anzi tempo e visse tanto puro, tanto mondo e da ogni terrena bruttura tanto rimoto ed esente, quanto appunto può essersi da uomo mortale. 11 Fu egli ancora tanto fermo e constante e fedele al Signore nelle lunghe e gravissime tentazioni, quanto parea che non si dovesse aspettare da giovin senno. 12 Ma d’altra parte la sua angelica purità e la scrupolosa fedeltà alla grazia gli fruttarono una comunicazione la più intima e la più tenera con Gesù e Maria. 13 Voi vedrete in primo luogo una eccellente purità premiata con la confidenza amichevole di Gesù. Vedrete in secondo luogo una fedeltà eccellente premiata colla protezione amorevole di Maria. Ecco l’assunto del mio dire. Lo spirito di Dio a te, Ave Maria. ǀǀ (c. 2v) 14 Siccome il cuore dell’uomo è volto al male sin da’ primi anni e per una funesta eredità, inchinasi al vizio quando ancora non lo conosce, così vi ha delle anime prevenute per la bella ed angelica virtù della purità, tanto che prima di conoscere ciò ch’ella sia, già ne son vaghi ed abborrono e fuggono quelle cose che a lei sono pericolose o contrarie. 15 Or ciò non potendo essere opera della natura caduta, disordinata ed infetta, vuolsi dire opera della grazia, che anzi tempo vien preparando certe anime, le quali ha Dio trascelto a camminare le belle e monde e solitarie vie dell’innocenza. Tra questa schiera di fortunati tiene un bellissimo posto il nostro Stanislao. 16 Imperocché non altrimenti si può intendere e spiegare come egli, non uscito ancora di fanciullezza, potesse essere sì ritroso ai trastulli e sollazzi, così parco nel parlare, così temperato nel cibo e in ogni suo atto o movimento così composto, grave e modesto che i suoi domestici lo dicevano un Angioletto in sembianze di bambino. 17 Né per lume di fede, né per avvedimento di sviluppata ragione poteva egli bastevolmente conoscere le sovrumane bellezze ǀǀ (c. 3r) della purità verginale, e nondimeno correva di retro alla fragranza de’ suoi aromi ed affannosamente fuggiva ciò che le poteva esser di nocumento. 18 Erano dunque questi movimenti indeliberati della grazia e quasi i primordii di quella santità che in Lui lavoravasi; e come in noi si ritrova una legge di concupiscenza che ci porta a mal fare, innanzi ancora di conoscere l’onestà, in Lui una legge vi era di onestà che lo guidava a far bene prima ancora di conoscere la concupiscenza. Prevenisti eum in

benedictionibus. 19 Ma venuto su negli anni, non appena cominciò a svolgersi l’intelligenza in quell’anima benedetta, e già Egli conoscendo per magistero divino, non per esperimento che ne avesse fatto, che il suo tesoro portava in vase di creta fragile, chi può dire, le apprensioni, i timori, le fughe in che si pose il castissimo giovane per conservarlo? 20 Sallo Iddio, diceva già Davidde, che giorni di affanni e di travagli passino coloro che vivono immacolati! Novit Dominus dies immacolatorum. 21 Tolse da sé ogni commercio col mondo per attendere al riposo del cuore; si addormentò del ǀǀ (c. 3v) sonno de’ Santi, che è, al dir di S. Bernardo, quel sonno che ammorta e’ sensi, che si fa tacere intorno la carne, ma che lo spirito illumina. 22 Stabilì cogli occhi il patto del Santo Giobbe, che non pensassero a bellezza creata, governandone con legge inflessibile di modestia ogni movimento: chiuse l’udito perché di là non penetrasse fantasma veruno a pertubare l’angelica sua mente, non più suoni, non più canti, non più discorsi profani; le sue orecchie avvezze alle melodie celesti rifuggono da ogni parola sconcia anche minima e al sentirne proferire anche una sola, tutto rabbrividisce e trema e sviene pel dolore. 23 Pose alle labbra un uscio di circospezione, così che i suoi discorsi non eran che religiosi, divoti ed amabili per soavità d’innocenza. 24 Tolse poi a gastigar e correggere il suo corpo con severissima disciplina vegliava più ore prosteso sul pavimento, vestiva spesso sulle nude carni il cilicio e si batteva ogni notte sino allo spargimento del sangue. 25 Oh! ditelo voi, muri della sua stanzetta, o lunghe notti testimoni dei suoi flagelli, ditelo voi, o Angioletti che d’intorno a lui vegliavate, dite, dite, quale scempio facesse Stanislao del suo tenero e delicato ǀǀ (c. 4r) corpicciuolo! 26 Per queste sì rigide penitenze Stanislao portò la sua illibata purezza ad un grado sì eminente che parve cosa straordinaria ed incredibile e quasi dissi, miracolosamente confermato in grazia. Prevenisti eum in benedictionibus. 27 In prova di ciò piacemi ricordare quanto raccontano gli storici della sua vita. Era tanta la fragranza di paradiso che mandava il suo volto e tanta la celestiale purezza che traspariva da ogni movimento del suo corpo, che i quanti lo guardavano, bench’egli fosse bellissimo e di molto avvenente, non solo cacciava da loro ogni pensiero disonesto, ma destava in essi un amore ardente per l’angelica virtù della castità, e loro accendeva in cuore un desiderio grande di vivere una vita tutta celeste e di paradiso. 28 Credetelo ai suoi coetanei, che a numerose testimonianze annunziano questo fatto, credetelo ai narratori della sua vita che non trovano concetti adeguati per ispiegarne il portento! Ma ciò che ci fa parere più raro e forse singolare un tal prodigio s’è l’età giovanile e la condizione nobile di Stanislao. Quanti ǀǀ (c. 4v) pochi in fresca età, possono vantare la vittoria sulla carne, una illibatezza di costumi? Chi può assicurare che l’incauta gioventù non resti presa al vischio di infernal passione? 29 Chi non sa l’adolescenza, la gioventù essere il tempo più favorevole al vizio, quando sì per le apparenze lusinghiere che presenta il mondo, sì pe’ bollori del sangue, sì per lo mancamento della esperienza, sì per la fragilità della inclinazione, più che mai riesce difficile non urtare in qualcuno dei tanti scogli che stanno ascosi nel mar procelloso della vita? 30 Che più? Se voi aggiungete la nobiltà de’ natali, una avvenenza e cortesia che rapisce, le ricchezze delle vesti, le mollezze e squisitezza de’ cibi, gli spettacoli e le feste a cui conviene assistere e più di tutto, le istigazioni e i rimbotti d’un maestro o d’un fratello, quanto più difficile non riesce salvarsi fra tanti pericoli e quanta maggior forza non si richiede per superarli? 31 E nondimeno in questi anni appunto di lubrici, in una condizione di vita tanto contraria alla virtù della castità e in mille tentazioni, Stanislao si mantenne lontano ǀǀ (c. 5v) da qualsivoglia sospetto di colpa, serbò una innocenza sì pura atta a destar quasi invidia negli Angioli stessi. 32 Oh incomparabile virtù! O perfezione inaudita di celestiale purezza! Ma, miei signori, è egli vestito di corpo umano chi non conosce i difetti né le imperfezioni dell’uomo, chi vive da angiolo? Questo è quel lo ch’io dico un prodigio d’illibatezza. 33 Or s’egli è vero, miei riveriti ascoltatori, che il Signore si pasce e trastulla tra i gigli e che i mondi di cuore avranno per amico Dio e come aquile voleranno tant’alto da affissare lo sguardo purissimo negli splendori della Bellezza infinita, ho ben ragione di ascrivere all’eccellente purità di questo giovane la dimestichezza e l’unione intima ch’egli ebbe con Gesù Cristo. Ma quale dimestichezza o signori? 34 Somigliantissima a quella di cui venne degnato il discepolo favorito S. Giovanni; imperocchè se fu a Giovanni conceduto di riposare una volta sola sul petto del Salvatore, il Salvatore medesimo venne per ben due volte a posare sul petto di Stanislao. Infermatosi a morte in casa ǀǀ (c. 5v) d’un Luterano voleva pur Egli vedere faccia a faccia il suo diletto Signore nel sacrosanto viatico e cibarsi delle di Lui carni immacolate. 35 Ma come ottenerlo anzi come sperarlo ovvero ardir di chiederne un Eretico come era l’Ospite che lo albergava? Ciò che si pensasse in un sì duro frangente e come pregasse al Signore dal profondo del suo cuore io non ve lo so dire: so bene che gli venne recato per ministero degli Angioli il pane Eucaristico, il cibo de’ Vergini. Favore grande invero e al tutto singolarissimo! 36 Ma che dirsi dell’altro ancor più straordinario favore, quando Gesù, in appresso, visibilmente in forma d’un bambino, per mano di Maria, gli venne in braccio, se gli strinse al collo e in dolcissimi amplessi lo tenne seco? 37 Questo sì ch’è un tratto finissimo non d’amore soltanto, ma di tenera e veramente fratellevole confidenza conceduto qualche volta a que’ pochissimi favoriti dalla grazia, i quali il Bambino

somigliano nella semplicità, nel candore, nell’innocenza. ǀǀ (c. 6r) 38 Non pertanto siccome la confidenza che passa per avventura fra due, non importa solamente un semplice atto, ma piuttosto un abito d’intima familiarità e d’intiera scambievole comunicazione, così io dico tale essere stata la confidenza tra Stanislao e Gesù; lo che avvenne per mezzo di un larghissimo dono che quegli ebbe di profonda sublime contemplazione. Ibi Benjamin adolescentulus in mentis excessu. 39 Ivi, sì ivi l’amabile Giovanetto negli eccessi dello spirito e ne’ trasporti del suo bel cuore fu il Beniamino di Dio: ibi Beniamin: ivi nell’orazione in mentis excessu; non una o due volte, ma pressoché di continuo, il dì, la notte, in Chiesa, in casa, di nascosto, all’aperto se la passava da solo a solo in compagnia dolcissima col suo diletto. Oh! Vedetelo mattino e sera, là con le mani giunte sul petto, gli occhi rugiadosi di pianto, traendo sospiri e gemiti di colomba innamorata, andare in tutto lo sfogo della pietà. 40 Sa che Dio è il sole, la dolcezza, il palpito della vita, conosce che Egli è il diletto candido e rubicondo ǀǀ (c. 6v) solo eletto tra mille, solo degnissimo di piacere; il vede anzi in quell’orto orientale di Salomone starsene adagiato sull’erba, o scherzare fra gigli, all’ombra de’ platani e tra il vaporar degli incensi e a Lui vola il suo spirito e in Lui si trasfonde. 41 Io mi credeva, son parole del S. Giobbe, io mi credeva che i più maturi di età fossero i più esperti nella conoscenza diDio, ma sull’esperienza de’ fatti, io veggo che nulla possono gli anni. Dio è quegli che si comunica cui più gli aggrada e più sovente ai giovani che non ai vecchi: Inspiratio Omnipotentis dat intelligentiam: non sunt longevi sapientes. 42 Il Verbo di Dio, Gesù Cristo è la fonte di acqua viva saliente alla vita eterna, ed Ei più ne riversa a chi più mondo di cuore si accosta ad attingerne. E perciò ho detto che la purità di Stanislao a ben ragione fu premiata con la fratellanza ed amichevole confidenza di Gesù Cristo. Seguiamo ora a vedere la sua fedeltà eccellente premiata colla materna protezione di Maria Vergine.ǀǀ

SECONDA PARTE

1 (c. 7r) Valicata appena la fanciullezza, il giovanette Stanislao fu mandato dal Genitore a Vienna per proseguire i suoi studi in una scuola allora assai rinomata, e gli fu dato a compagno un suo fratello, a lui maggiore negli anni, ma di simile ne’ costumi. 2 Quali in ciò fossero le mire del Padre è naturale a pensarsi. Intendeva fors’egli che l’un l’altro contemperantesi i due giovani opposti, servendo il contegno modesto dell’uno a frenare la soverchia libertà dell’altro, si adornassero di quel sapere e di quella gentil educazione che alla nobiltà dei loro natali, s’addiceva. 3 Non così erano aperti i disegni della Provvidenza che la compagnia d’un libertino permettea a far paragone della fedeltà d’un santo. Imperocché la virtù quale non è mai senza combattimento interiore, è ben raro che non abbia a sostenere pugne e battaglie altresì esteriori! 4 Le anime elette son messe ben di sovente, alla prova della tribolazione, perché quale oro di nobilissima lega mostrino l’intrinsero valore sulla pietra di ǀǀ (c. 7v) paragone. Paolo, (così chiamavasi il fratello di Stanislao) volea godersi di quella che chiamano libertà giovanile e che suole allargarsi ben molto. 5 Vestir gaio e sfarzoso, conversare con gente di mondo, sollazzarsi, imbandir conviti, correre agli spettacoli, e intanto niuno studio di pietà, niuna frequenza di Sacramenti, in breve egli vivea alquanto discolo. 6 Per la qual cosa Stanislao era per lui un pungente pruno negli occhi, perochè la vita di quello si rendeva un tacito sì, ma eloquente rimprovero alle sue opere: ond’è che Paolo fermato avea ostinatissimo proponimento di deviare Stanislao dallo stretto sentiero della virtù e di averlo seco libero e mondano, e ad ogni arte e ad ogni ingegno ricorre per riuscirvi. 7 L’Agio che li governava ambedue un uomo che nulla sapea di spirito, fu la prima macchina che Paolo pose in opera per espugnarlo. Glielo strinse al fianco in aria e qualità di maestro che avesse l’obligo di moderarlo ne’ suoi eccessi. 8 Che cosa potesse a Stanislao dire quest’uomo sensato di mondo, facilmente si può immaginare non esser quella una vita da suo pari, che ǀǀ (c. 8v) le penitenze, i digiuni e la solitudine non convenivano né alla complessione delicata del suo corpo né al suo stato di nobile, che meglio farebbe ad unire gentilezza, sollazzi e pietà e che finalmente bisogna dare a Cesare quel ch’è di Cesare, cioè seguire anche il mondo ne’ suoi piaceri. 9 Povero Stanislao! Se la sapienza del secolo con queste sue massime apparentemente discrete, ma forse per verità e profane lo avesse guadagnato, forse in oggi non verrebbe adorato sugli Altari. 10 Ma buon per lui che miglio ajo guidavalo lo Spirito del Signore, che si da’ primi albori della vita l’avea prevenuto colla sua grazia nelle vie difficili della santità. Prevenisti eum in benedictionibus. Caduti perciò inutili i tentativi più dolci, arse di sdegno il fratello, venne a più duri strapazzi e prese a fare ogni strazio di quell’innocentissimo giovane. 11 Lo motteggiava con amari sarcasmi, lo sgridava con albazia impudente, lo ricopriva di villanie e di improperi i più maligni. Rifugge l’animo a ripensaresino a quel segno *** la passione farneticante di quel Caino persecutore, fino a stramazzarlo, a batterlo, a calpestarlo. 12 Sì ǀǀ (c. 8r) pur troppo, egli è vero, che spesse volte gli fu addosso col bastone, e stesolo a terra e caricatolo di villanie e di percorse lo trattò assai peggio d’un giumento. 13 Beh! Ti arresta o Paolo dal tuo furore!

Tempo verrà che vedendo pubblicate le eroiche virtù del tuo Stanislao e il suo nome arricchito del titolo di Beato e lui stesso inalzato agli onori degli Altari, ti coprirai il volto di rossore e piangerai di dolore le tue colpe! 14 Ma a che approdavano que’ violenti assalti e feroci? A nulla, o signori, se non ad accrescere merito all’eroismo di Stanislao. 15 Frattanto Stanislao per le pressure e i dolori che gli avea cagionato il fratello per ben due anni, contrasse gravissimo morbo e già era presso a morire: or qui fu per appunto che la carità d’una madre qual è Maria, sottentrò a rifarlo della tolleranza prestata alla inumanità d’un fratello. 16 Gli apparve Maria Vergine in sembiante bellissimo e in lui movendo lo sguardo primo di affetto, il consola, lo inebria di soavità e gli restituisce la salute all’istante; quindi a trarlo per sempre ǀǀ (c. 9v) dal dolente e misero suo stato fa a lui quel comando che fece già Dio ad Abramo «Egredere de terra tua, est veni in terram, quam mostrabo tibi». 17 «Parti, o Stanislao, levati tosto dal mondo, abbandona per sempre la tua casa, t’invola subitamente a’ domestici e vieni in luogo di sicurezza ch’io stessa ti mostrerò; Gesù ti chiama nella sua Compagnia. Immenso è il viaggio, disastrato il cammino, varie le vicende, ma io stessa sarò la tua guida». 18 Oh dolcissime parole che dovettero riempire di giubilo il cuore di Stanislao! Si leva tosto; esce di buon mattino e armatosi del cibo Eucaristico con un cencio di poverello indosso, scalzo ne’ piè, cinto d’una fune, con un semplice bastone in mano si mette in viaggio. 19 Io non mi fermerò a descrivervi gli strepitosi prodigi che avvennero in quel viaggio di circa mille e duecento miglia, non il libero varco del fiume, non la maniera come venne nascosto agli occhi del fratello Paolo che minaccioso teneva dietro a’ suoi passi per raggiungerlo, non il miracoloso fermarsi de’ cavalli, non la mamma celeste di cui venne pasciuto durante il cammino, del pane Eucaristico, io dico che gli fu presentato un’altra volta per ministero degli Angioli. ǀǀ 20 (c. 9r) Ma a Roma io voglio raggiungerlo quando questa colombella del Signore avea trovato il suo nido; a Roma ove questa mistica Tortorella era penetrata tra i forami della pietra e colà gemebonda sospirava d’amore; fuor di figura, i vo’ incontrarlo nel chiostro, io vo’ raggiungerlo quando già vestito delle umili leve di Gesuita, entrato era tra i novizi della Compagnia. 21 Non altro che pochi mesi gli restano a vivere ancor sulla terra, ma di qual vita! Oh quale incendio d’amore! Il mio sguardo è profano per penetrare in que’ santi recessi, per leggere d’entro a quel cuore; profana la mia lingua per venirvi narrando tali cose che solo potrebbe una lingua di Serafino! 22 Io vi dirò solo che l’intensità dell’amore celeste in quel purissimo cuore era sì viva, da trovarsene ora in delirio, ora in sì distrette da doversi applicare sul petto dell’acqua fresca per temperare gli estenuanti ardori, ed ora venirne sino a termine di morte. 23 Ditelo voi, chiare acque dell’orticello dimestico, dite come Stanislao alle vostre sponde spesso fermavasi e da voi mendicava or con pannilini ammollati, or con cure fredde qualche ristoro a’ suoi amorosi languori! 24 Ah! Sì, e i più non reggeva a trattenersi ancora in questa terra di esilio e anelava di esser sciolto e vivere con Gesù. Cupio dissolvi. ǀǀ (c. 10v) et esse cum Christo. E siccome vivendo in terra la sua conversazione era nel cielo, così ardea dal desiderio d’ir a vagheggiare la festa che si farebbe lassù nel primo anniversario dell’Assunzione della sua tenera Madre Maria. 25 Che fa pertanto? ǀǀ (f. 1v) Fatto dall’amore maggior di sé, prende un foglio, impugna una penna, stende una supplica. 26 A Maria Regina del Cielo, l’innamoratissimo Stanislao. «Ormai, cara Madre, più mon mi regge il cuore a starmi lontano da voi. Deh! Ricoglietemi, per finalmente a’ sospiri. Ahi! Quando veggo di voi mi parla, ma non mi sazia e col ricon*** *** m’infiamma. Medito le vostre grandezze, contemplo sì l’infinito pregio. Anelo sì al vostro amore,ma quello che comprendo di voi, viepiù mi accende di vedervi e nel vostro amore non posso consumarmi. Eppure voi, bella rapitrice de’ amori, il mio involaste, è già gran tempo, ed io senza di voi più non trovo riposo. Madre d’amore, sia dunque questo il giorno in cui alfine mi consoliste. Ah fin d’ora ve ne anticipo le grazie ai vostri piedi renderebbe eternamente». 27 E così avendo scritto, affidò l’ambasciata al martire San Lorenzo. Credereste! Fu letta al Cielo la supplica, fu accolta benignamente ed una lievissima febbra portò il rescritto: «Io morrò, dunque, io morrò indebitamente, La Vergine mi vuole in cielo». 28 Era il dì precedente la grande solennità ǀǀ (f. 1r) di Maria Assunta in Cielo, ed ecco darglise improviso uno svenimento mortale. Chiese istantemente il divin Cibo, l’adorò, il ricevette, poi pregò d’esser steso sul nudo suolo per morire da penitente, e quindi alla Vergine apparsagli in quell’istante con un coro di verginelle, diè l’anima avventurata. ǀǀ 29 (c. 10v) Venne, o Angioletto, che la terra non è degna di te, venne in grembo a Dio e goditi i canti e gli inni della celeste Sionne, godi i melodiosi concerti con cui tutti i carri degli Angioli ripetono le glorie di Maria con cui i Patriarchi, i Profeti, i giusti di tutti i secoli ǀǀ (c. 10r) proclamano Maria Regina del cielo e della terra! 30 Ma nell’estasi d’amore in cui sarai rapito per tanti godimenti, beh! Non ci obliare, ricordati di noi, volgi pietoso il ciglio verso i tuoi divoti. ǀǀ 31 (f. 2v) Deh! Tu gran Santo, che coi tuoi esempi ci mostrassi vie sì belle di santità, cole tue intercessioni impetraci pure la forza di praticarle e da quel seggio di luce in cui siedi difendi la nostra causa, pro*** il ben nostro. 32 Ah Stanislao, Stanislao impetra a chi promuove il tuo culto al pastore di questa Chiesa impetragli quelle grazie che tanto sono necessarie all’alta sua vocazione, gelo che lo accenda onde infiammi ognuno d’amor divino senza che lo sostenga nella lotta, fede, fiducia, scienza, santità e tutte il caso delle

virtù. Fattene *** anche a questo *** *** che divide così le fatiche del ministero. 33 Non dimenticare in fine questi divoti che son venuti qui a sentire le tue lodi ed a celebrare la tua eternità, fa loro prova per esperienza che il Signore non solo si distinse per meravigliosa santità, ma altresì per la potenza di cui t’hai fregiato in Cielo. Così sia. ǀǀ

FINE

NOTE DI APPARATO CRITICO

PRIMA PARTE

TITOLO: Panegirico … Kostka] agg. marg. sup.; Stanislao, -n- riverg.; Prevenisti (…) benedictionibus] Quoniam prevenisti eum in benedictionibus dulcedinis: posuisti in capite eius coronam de lapide pretioso (Psalmus David, XX.3): Cosicché tu lo hai prevenuto con le soavi benedizioni; hai posto sul suo capo; 2 ritrarre Mosè, gli metterebbe] Mosè, agg. interl. sup.; Mosè sovr. su M[***]; ritrarre gli metterebbe→ ritrarre M[***], gli metterebbe→T; 3 il crine] il: -l, agg.; crine: -e sovr. su –i; rabbuffato i crini→T; 4 volendo] –o, riverg.; par] par<mi>; proprietà] –à sovr. su –i; santità se non l’intreccio] santità <che> l’intreccio→T; 5 se non, agg. marg dx; 6 e seguendo] e <adattandosi>→T; seguendo, agg. marg dx; le] <al>le; diverse tendenze] diverse e<parziali> tendenze→T; 7 isopo] issopo: (voce di origine semitica: ezob) pianta menzionata nell’Antico Testamento ma di difficile identificazione; l’isopo è connessa ai riti di purificazione (cfr. Psalmus 50.9, Asperges me hysopo, et mundabor: mi aspergerai con l’issopo e sarò purificato). 8 signori(1)] <fratelli>→T; signori, agg. interl. sup. con inch. diverso; signori(2)] <fratelli>→T; signori, agg. interl. sup. con inch. diverso; 9 par] par<mi>;-mi, cerchiato; constante] costante, -n- agg. interl. sup.; 11 tanto fermo e costante] tanto fermo e <tanto> costante→T; costante, -n- agg. interl. sup.; 12 la più tenera] la più <confidenziale>→T; 13 premiata] premiata <premiata>→T; 14 inchinasi] –a-, riverg.; prevenute] –n-, riverg.; 17 fragranza] fraganza→T; -r(2)- agg. interl. sup. 19 avesse] –a-, riverg.; 20 Novit (…) immacolatorum] Novit Dominus dies immaculatorum: et haereditas eorum in Aeternum erit (Psalmus David, XXXVI.19): Il Signore riconosce i giorni di coloro che vivono nell’illibatezza e la loro eredità rimarrà in eterno; 22 movimento] <,>→T; penetrasse] –n-, riverg.; anche minima] anche minima <la più>; la più, cerchiato per espunzione; al sentirne … sola] agg. marg dx; 23 eran] –n, agg.; 25 voi, muri] voi, <o> muri→T; 26 Prevenisti (…) benedictionibus] vd. dedica. 4 movimento] –v-, riverg.; in essi un amore] in essi un amore <amore>→T; e loro accendeva] e <egli> accendeva→T; loro, agg. interl. sup. con inch. diverso; 28 della] d-, riverì; VIII. 1 raro] ra- sovr. su pu-; condizione] –o- sovr. su –n-; 29 il tempo] i tempi→T; -l, agg; -o sovr. su –i; favorevole] favorevoli→T; -i sovr. su –e; non(2)] n-, riverg:; 30 e i rimbotti] i, agg. interl. sup.; non riesce] non, agg. interl. sup.; 31 virtù della castità] virtù della <Verginità>→T; castità, agg. interl. sup. con inch. diverso; si mantenne lontano] simantenne <così> lontano→T; stessi] –i, riverg.; 32 celestiale purezza] celestiale *** purezza; Ma, miei signori] Ma, <che grande Iddio>→T; miei signori, agg. interl. sup. con inch. diverso. 33 miei riveriti ascoltatori] <o Cristiani miei>→<a[*] Signori>, agg. interl. sup. con inch. diverso;→T; miei riveriti ascoltatori, agg. marg dx con inch. diverso; per amico] <[*e*]>→T; p- sovr. su *; -r sovr. su *; Gesù Cristo] G. Cristo, ms; signori] <fratelli> agg. interl. sup. con inch. diverso;→T; 34 Somigliantissima] somigliantissima, ms; volta sola] sola, agg. interl. sup.; Egli] E- sovr. su e-; 35 che] agg. interl. sup.; 36 straordinario] ordinario→straordinario; stra- agg.; mano di Maria, gli venne] mano di Maria <Vergine a Lui deposto sul letto>, gli venne→T; 37 quali il Bambino somigliano] quali <somigliano> il Bambino somigliano→T; 38 larghissimo] -mo, riverg.; dono] agg. interl. sup.; sublime] -b- corr. su –p-; Ibi (…) mentis excessu] Ibi Benjamin adolescentulus, in mentis excessu: principes Juda, duces eorum; principes Zabulon, principes Nephtali (Psalmus, LXVII.28): Ecco Beniamino, un piccolo che guida i capi di Giuda, la loro schiera, i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali. 39 nascosto] –sc- riverg.; col suo diletto] <del> suo <d>Diletto→ <d>c<a>l suo Diletto→T; col, agg. marg dx; pianto] p<r>ianto→T; 40 fra gigli] fra <i> gigli→T; e a Lui … Lui si trasfonde] e <corre in fretta a ritrovarlo! Grand>→T; a Lui vola … Lui si trasfonde, agg. interl. sup.; si trasfonde] <Oh! Qualunque potrebbe dirgli di più singolare e di più <meravigl>portentosa lode e onore che vantan gli Eremi!>, agg. marg dx; 41 quegli] –gli sovr. su –i; quei→T; Inspiratio (…) sapientes] (8) Sed, ut video, Spiritus est in hominibus, et inspiratio Omnipotentis dat intelligentiam. (9) Non sunt longaevi sapientes, nec senes intelligunt iudicium (Libro di Giobbe, XXXII, 9): (8) Ma è lo spirito che è nell’uomo, è il soffio dell’Onnipotente che lo fa intelligente. (9) Essere anziani non significa essere sapienti, essere vecchi non significa saper giudicare; 42 di acqua] <della>→T; di acqua … attingerne] <della purezza, *** a coloro più assai di dono, che a lui più s’accostano nella mondezza>→T; di acqua … attingerne, agg. interl. sup. e marg. sn e dx; attingerne. E perciò] attingerne e perciò, ms; confidenza] con<d>fidenza, -f- sovr. su –d-; Gesù Cristo] G. Cristo, ms; colla materna protezione] <con la figliolanza>→T; colla materna protezione agg. interl. sup.

SECONDA PARTE

1 la fanciullezza] la <adolescen>fanciulezza→T; Genitore] <suo Genitore>→T; proseguire i suoi studi in una scuola] i suoi studi, agg. interl. sup. forse da mano diversa; rinomata, e gli] rinomata, <i suoi studi> e gli→T; suo fratello] [s]uo fratello; [s], foro; 2 servendo] servendo sovr. su tenne; gentil educazione che] che, agg. interl. sup.; alla nobiltà dei loro natali,] <conveniente ad alto Signore> alla nobiltà dei natali s’addiceva; alla nobiltà, agg. interl. sup.; dei loro natali, agg.; s’addiceva, agg. interl. sup. con inchiostro diverso; 3 la virtù quale] la virtù <la> quale; <la quale>, agg. marg. dx; quale, agg. interl. sup.; 4 pietra di] d<e>i<l>; -i- sovr. su –e-; 5 inbandir] –in, agg.; 6 deviare] deviar<lo>e; -e agg.; Stanislao] agg. interl. sup.; ad ogni arte e a] ad (1), a- riverg. e sovr. su e-; e, agg. interl. sup.; ad(2), a- riverg. e sovr. su e-; 7 pose] po<nesse>; -se sovr. su –nesse. 8 a Stanislao] <a lui> a Stanislao→T; Stanislao, agg. interl. sup.; e la solitudine] e la solitudine <delicata>→T; <delicata>, agg. marg. dx; alla complessione delicata] alla <sua> complessione delicata→T; delicata, agg. marg. dx; del suo corpo] d<a>el, -e- sovr. su –a-; suo, agg. interl. sup.; 9 lo avesse guadagnato] avesse, agg. interl. sup.; guadagna<va>to; -to, sovr. su –ta; 10 albori della vita] della vita, agg. interl. sup. forse da mano diversa; prevenuto] –u- sovr. su –o-; Prevenisti (…) benedictionibus] Quoniam prevenisti eum in

benedictionibus dulcedinis: posuisti in capite eius coronam de lapide pretioso (Psalmus David, XX.3): Cosicché tu lo hai prevenuto con le soavi benedizioni; hai posto sul suo capo; arse di sdegno il fratello] ar<d>se di sdegno il fratello→T; agg. marg. dx; strapazzi] strap<e>azzi; a fare] –re, agg.; innocentissimo] innocent<e agnello>→T; –issimo, agg.; 11 motteggiava] – g(2)-, agg.; ricopriva] lo <ri*rava> ricopriva→T; ricopriva, agg. marg. dx; di improperi] d<’>i impro<v>perii; di, -i agg.; -pe- sovr. su -ve-; 14 A nulla, o signori] A nulla, <o fratelli>→T; Stanislao, agg. interl. sup. con inchiostro diverso; accrescere] ac-, agg.; 15 carità]–à,riverg.;qualèMaria]qualè<ra>;sottentrò]sottentr<i>o;-osovr.su–i. 16inebria]in[eb]ria;soavità]–à,riverg.;fece già] fec<i>; -e sovr. su –i; Egredere de terra tua, est veni in terram, quam mostrabo tibi] Dixit autem Dominus ad Abram: “Egredere … tibi” (Liber Genesis XII.1): Vattene dal tuo paese, dalla tua patria ǀ e dalla casa di tuo padre, ǀ verso il paese che io ti indicherò; 17 Compagnia] C- sovr. su c-; io stessa sarò] stessa, agg. interl. sup.; 18 Si leva tosto; esce … in viaggio] Si leva tosto <e preso il baston di pellegrino, si mette sulla via che da Vienna conduce a Roma>; esce … viaggio, agg. interl. sup. e marg. dx; 19 Io non mi fermerò a descrivervi] agg. marg. dx; gli strepitosi] <Non dirò> gli strepitosi → Io non mi fermerò a descrivervi gli strepitosi; di circa mille e duecento] mille e duecento, agg. interl. sup.; del pane Eucaristico] del pane <Divino *** dellaS(anti)S(sim)a> Eucarestic<a>o→T; Eucaristico, -co sovr. su –a e(?); io dico] agg. interl. sup.; presentato] –o sovr. su –a. 22 delirio] deli<qu>io; -r- sovr. su –u-; sì distrette] [sì] distrette; 23 Ditelo … languori] agg. interl. sup. e marg. sn; fermavasi e da voi] ; fermavasi <Stanislao> e da voi; cure fredde] [cure] fredde; 24 Cupio dissolvi … Crhisto] Cupio dissolvi et esse cum Christo (Tertulliano, De patientia 9, 5): Desidero ardentemente essere sciolto (dal corpo); cfr. (…) desiderium habens dissolvi et cum Christo esse multo magis melius permanere autem in carne magis necessarium est propter vos. (Paulus, Papyrus 46, f. 86-94; Paulus, Epistulae ad Philippi, 1,23-24): Desidero essere sciolto dal corpo per essere con Cristo; d’ir] di <andarne>→ <di <ire>→ d’ir→T; d’ir, agg. interl. sup.; lassù] <in Paradiso>→T; 25 Che fa pertanto?] agg. marg. dx; 25-28 Fatto dall’amor … la grande solennità] agg. cartiglio esterno scritto sul verso; <Ma come aspettarsi o promettersi in poche ore la morte? <Ah fratelli> Ma (agg. interl sup.) che non può presso la Vergine una semplicità ed una (agg. interl. sup.) vivissima confidenza come quella di Stanislao? Non dirò qual mezzo ingentissimo usasse Stanislao ad ottenere lo scopo (agg. marg. dx) scrivesse una lettera a Maria e la soprassegnasse pel Paradiso, <e> la raccomanda<**dola> al Martire S. Lorenzo, ma zelo che egli ottenne tale predilettissima grazia. Infermarsi a marte da lì a poco, placidamente sospiro della morte dei giusti il giorno istesso dell’Assunzione di Maria>→ agg. cartiglio esterno. 28 di Maria … avventurata] agg. cartiglio esterno scritto sul recto; 29 inni]<a>inni; i- sovr. su a-; cui i Patriarchi] cui <*> i Patriarchi; 31-33 Deh! Tu gran Santo … in Cielo. Così sia] agg. cartiglio esterno scritto sul verso; <Guarda la gioventù che adescata da’ piaceri e dalle lusinghe del mondo corre le vie della perdizione. Deh! O mio Stanislao, salva<la da questi <tanti (agg. interl. sup.> pericoli> la gioventù della mia patria. Giovani che ascoltate a voi rivolgo una parola: Stanislao ha relazioni speciali con la gioventù, Stanislao è il nostro santo. Udiste, vedeste in sì fresca età virtù illustre di Stanislao? Dite, vi sentiste tocchi nel cuore, risoluti di seguitarlo? La sua troppa grandezza non ci spaventi; egli non giunge a sì alto grado *** ****, portatovi dalla destra dell’Onnipotente. Or quella grazia che fu tutta nel giovinetto (agg. interl. sup.) Stanislao, non ha secca la sua fonte per non piovere a larga vena sopra di noi. Accogliamola, oper<*>iamola virilmente e vedremo speciosi frutti che porterà. Nella persona di Stanislao abbiamo un faro luminoso che ci prende, la sua bella figura ci brilla innanzi di luce meravigliosa; seguiamo questa luce seguiamola sino a tanto che non arriveremo al porto sicuro di salvezza, alla patria dei beati. Così sia>.

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