Il mare di Balestrate

La conoscenza dettagliata del territorio in cui si vive è il presupposto essenziale per amare e valorizzare il proprio paese. Nonostante il rapporto inscindibile che Balestrate ha, ed ha avuto, con il mare, poco si conoscenze sulla natura dei suoi fondali, sulle comunità animali e vegetali che vi vivono e sulla pesca locale. Tuttavia, per poter meglio apprezzare e valorizzare l’ambiente marino di Balestrate occorre inquadrarlo all’interno di un ecosistema molto particolare che è il Golfo di Castellammare. Lo scopo di questo articolo è fornire una descrizione sintetica delle principali caratteristiche del G. di Castellammare che, con le sue ricchezze naturali, culturali e storiche, costituisce un’ideale ed importante scenario di riferimento per Balestrate ed il suo mare. 

Fisiografia e aspetti climatici del Golfo di Castellammare

Il G. di Castellammare è la più profonda e caratteristica insenatura della Sicilia. Situato nella porzione nord-occidentale dell’isola, il golfo è delimitato ad ovest da S. Vito lo Capo mentre il limite fisiografico di levante è Punta a Raisi. Il perimetro costiero del golfo è di 70km mentre la corda congiungente le due punte è di 32km delimitando un’aria marina di circa 370 kmq. Nell’’hinterland, di circa 1000 kmq, le chiostre dei monti racchiudono un anfiteatro costituito da fasci di terreni alluvionali e piattaforme rocciose, più o meno estese, che si alternano con colline sabbiose ed argillose. I promontori di ponente e levante scendono rapidamente in mare assumendo, spesso, un andamento a falesia con parete rocciose che sprofondando, in alcuni tratti, fino ad oltre 100 metri di profondità. La parte centrale del golfo presenta litorali bassi e sabbiosi interrotti da promontori di natura calcarenitica.  

Per la sua configurazione il regime dei venti nel G. di Castellammare ha conseguenze molto diverse sull’ambiente marino. I venti dai quadranti settentrionali spingono le acque contro la costa e generano correnti centrifughe causa di erosione nella parte centrale e di depositi litoranei lungo i tratti ridossati. Viceversa i venti meridionali danno origine a correnti di deriva verso il largo e mettono in moto correnti di fondo che possono assimilarsi a dei limitati moti di upwelling (correnti di risalita dal fondo) importanti per l’alimentazione di diverse specie ittiche. Tutto ciò ha conseguenze molto rilevanti sulle qualità delle acque costiere. I corpi idrici costieri ricevono gli scarichi dall’entroterra, e questi si infittiscono tanto più nelle insenature densamente antropizzate soggette a lento ricambio. Le condizioni meteomarine invernali, con venti da Nord, impediscono il libero deflusso delle acque litoranee e tendono a ricircolare gli inquinanti all’interno dello specchio d’acqua. Nella stagione estiva le calme dei venti facilitano la ritenzione dei liquami all’interno dell’insenatura. Le brezze di levante hanno un effet­to aggiuntivo di ammassamento nei settori costieri di ponente dove si possono verificare fenomeni di concentrazione con note­vole peggioramento delle condizioni idrologiche. Solo i venti da Sud attivano il ricambio idrico e allonta­nano i liquami depurando efficacemente le acque. In queste particolari condizioni qualsiasi refluo di attività antropiche proveniente dall’entroterra e non idoneamente trattato determina fenomeni di inquinamento tali da danneggiare le comunità marine costiere. Per proteggere l’area marina del golfo dal rischio di inquinamento con la Direttiva 91/271/CEE il G. Castellammare è stata riconosciuta “area sensibile”.

La biodiversità degli habitat e degli organismi marini

I fondali marini del G. di Castellammare (Fig. 1) sono un mosaico di biocenosi di substrati duri e mobili che, con le diverse associazioni di organismi animali e vegetali, contribuiscono all’elevata biodiversità di questo ecosistema.

La natura rocciosa e strapiombante della costa occidentale che va da S.Vito a Cala Bianca comprende la costa dello Zingaro che, dal 1981, è Riserva Naturale Orientata, e garantisce almeno la non edificabilità su circa 7 Km di litorale. I fondali sono fra i più belli dell’intera Sicilia ed alcune particolarità meritano almeno un cenno: la presenza di risorgive subacquee; I ‘alto numero di antri, grotte e cunicoli connessi all’intenso carsismo (Foto 1); gli splendidi concrezionamenti e le madrepore solitarie e coloniali fra cui spiccano le “fioriere” profonde (corallo giallo) (Foto 2) e la cintura superficiale fiammeggiante del corallo arancione (Foto 3), che in questa parte della costa sicula raggiunge notevole intensità. Le pareti a falesia sprofondano del blu interrotto da facies a gorgonie gialle e rosse (Foto 4 e 5).

Un cenno importante merita anche il “Trottoir” o “marciapiede” a vermeti (insieme di conchiglie di di un mollusco gasteropode), che costituisce un’avanguardia estrema delle barriere coralline e forma delle mensole di qualche metro di larghezza a Cala Bianca (Foto 6), a Punta Leone, a Cala Disa e sulla scogliera dell’Uzzo. Il Trottoir a vermeti trova sviluppo ancora maggiore sulla piattaforma rocciosa della Tonnara di San Vito e diventa addirittura una formazione imponente lungo quella fantastica semiluna compresa fra Capo San Vito e la “montagna stregata” di Monte Cofano che è l’arcata di Macari. Anemoni, attinie, ricci, stelle marine, molluschi, gorgonie e praterie con Posidonia oceanica sono tra gli organismi che maggiormente caratterizzano questi fondali (Foto 7,8,9,10). 

La bellezza e la biodiversità di questi fondali ha recentemente spinto la Regione Sicilia ad inserire questa area tra i nuovi SIC marini da istituire (SIC Fondali dello Zingaro) quale misura di conservazione e valorizzazione di questi habitat.

La costa rocciosa orientale è invece caratterizzata dalla falesia di Capo Rama che presenta un paesaggio tra i più suggestivi della Sicilia e per questo nel 2000 è divenuta Riserva Naturale Orientata. La scogliera è caratterizzata dalla presenza di fenomeni carsici imponenti e dall’impatto continuo dei marosi e delle correnti di fondo. La parete sommersa ospitava uno dei più bei coralligeni di falesia ed alcune delle più ricche comunità di grotta. La falesia, compresa fra Terrasini e San Cataldo, è incisa da profondi canaloni che assumono l’aspetto di piccoli fiordi un tempo molto suggestivi. Tra queste la Cala Rossa e la Cala Porro, ormai fortemente compromesse dagli interventi edilizi. Sulle pareti si aprono una serie di grotte, fra le quali spiccano la grotta dei Colombi, la grotta Parrini e la Grotta Grande che fino ai primi anni sessanta ospitavano colonie di foca monaca. Le grotte sono oggi forte mente disturbate dall’andirivieni di natanti e sono ricoperte sul fondo da detriti e lordure. Le stalattiti sono in parte distrutte. L’infralitorale è ancora popolato da belle colonie di corallo arancione ma sono molto evidenti le tracce dell’eutrofizzazione causata da apporti inquinanti del torrente Nocella. I fondali sottostanti la falesia sono misti, in parte rocciosi, in parte fangosi; la torbidità è elevata e denota un ambiente fortemente disturbato. Si ritrovano in questi fondali gli splendidi “rami di Apollo” (Foto 11) insieme con la stella “testa di medusa” e su alcuni spuntoni emergenti dal fondo a circa – 40 m colonie residue di corallo rosso (Corallium rubrum) (Foto 12).

La costa centrale presenta litorali sabbiosi caratterizzate, nel passato, da un sistema a dune sabbiose ormai quasi inesistente ed in parte protetto, nella zona di Calatubo, da una riforestazione con pini ed eucalipti. La monotonia della costa è interrotta, oltre che dall’urbanizzazione selvaggia nelle zone di Alcamo Marina, Balestrate e Ciammarita (Trappeto), dalle falesie del pleistocene di Balestrate e Trappeto  (Foto 13)  e dal bosco di Calatubo (Foto 14), oggi Sito di Interesse Comunitario della rete Natura 2000. 

I fondali corrispondenti alla zona centrale sono costituiti inizialmente da sabbie superficiali e sabbie fini che trapassano in fanghi terrigeni costieri fino a divenire fanghi compatti batiali oltre la profondità di -200 m (Fig.1). Lungo la fascia costiera di questa zona centrale del Golfo, ad una profondità compresa fra i -14 e – 30, sin dal 1982 sono state posizionate delle barriere artificiali per iniziativa del Consorzio di Ripopolamento lttico “Golfo di Castellammare”, dei Comuni costieri, delle Provincie Regionali di Trapani e Palermo. Si tratta di strutture, in genere di calcestruzzo (Foto 15), di forma varia costruite allo scopo di ostruire la pesca a strascico illegale e di incrementare le risorse di pesca dei fondali sabbiosi costieri. Nelle aree marine antistati i comuni Terrasini, Trappeto e Balestrate si trovano delle secche costiere importanti per la biodiversità marina e per la riproduzione e l’accrescimento di specie ittiche di interesse per la pesca locale. Sull’ importanze di queste secche, ed in particolare di quella di Balestrate, sarà dedicato un futuro articolo.

La grande varietà degli habitat marini del golfo spiegano anche l’elevata biodiversità della fauna ittica del G. di Castellammare. Tutte le ricerca effettuate sulle comunità ittiche del G. di Castellammare hanno evidenziato che circa il 50% di tutte le specie censite nel Mar Mediterraneo sono presenti nel golfo, facendo di questo ecosistema un hotspot di biodiversità, un vero e proprio patrimonio da proteggere e valorizzare.    

Di Giovanni D’Anna, Ecologo Marino del CNR-IAS di Castellammare del Golfo                      

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *