San Pietro: odori, sapori e tradizioni lungo i secoli

Sorge il sole come ogni giorno su queste terre ancora sconosciute; terre che sanno di mare e di terra, che profumano di sale marino e brezza leggera, di agrumi, di uva e di olive. Il sole albeggia e tramonta facendosi un tutt’uno con il mare, tingendo di porpora la superficie dell’acqua. In principio tutto era colore: alba rossastra che si mescola con l’azzurro infinito del mare, e il verde pieno e scuro della vegetazione che spiana la strada a Sua Maestà Ferdinando, mentre percorre e calpesta quel suolo umido con il passo spedito del suo destriero, alla ricerca di cinghiali. Il suo passaggio non rimase silenzioso, ha lasciato il segno nella folta e ricca boscaglia che copre gran parte di queste terre ancora sconosciute.

Un’esplosione di odori riempie l’aria: è il forte profumo del mare che si spande in tutto il borgo disabitato, e solo i pochi lavoratori di passaggio, per lo più contadini, sentono profondamente questo vento inebriante che con violenza trascina il suo profumo intenso. Un mare ricco, pieno, profondo e generoso, che sarà la fortuna di molti sotto lo sguardo protettivo di colui che più di tutti è stato travolto dal mare e dai suoi frutti: San Pietro, santo protettore dei pescatori, lui che per primo lasciò il suo mare, le sue reti e il suo pescato, per ricevere un mare ancora più ricco di quello che avrebbe mai potuto immaginare. San Pietro, il primo a fondare una prima forma di comunità cristiana, una prima forma di ecclesia, sarà legato indissolubilmente a questa neonata comunità marinara e lo rimarrà per sempre.

Sarà ricordata la generosità del mare quando venne il momento di dare un nome a questo borgo: “Sicciara”, dicono molti. Sicciara è il nome che accompagnò queste terre, non più sconosciute, per i secoli a venire. Sicciara non lo sa ma alla sua ombra ci sono già due Santuzzi che la proteggono, sempre accompagnati dalle braccia sicure della Madre Addolorata, che sostiene e guarda con materna protezione la sua nuova creatura.

Incantatore il mare, di un azzurro tenue, soave che ammalia, tempestato da piccolissime fiamme di luci che provengono dai pescherecci vicini e lontani. E l’uomo si abbandona e si lascia trascinare dal fresco vento di questo mare, dalla sua forza travolgente che inonda ciò che lo circonda. È uno scenario senza paragoni di una solennità indiscussa, e nel frattempo lo sguardo protettore di San Pietro come un tenero padre accompagna i suoi figli, sempre vicino al cuore del pescatore che si inoltra nel suo mare, alla ricerca del suo futuro e del futuro da regalare a chi abiterà queste terre. La maestosità del mare nei feudi di Sicciara si avverte come potenza incantatrice, dove i pascoli, gli oliveti, i vigneti, i frassineti, fanno da corona a questo mare magnum di nuove emozioni tutte da scoprire. Le grandi tonnare delle famiglie più importanti dell’epoca sono sorte nel mare di Sicciara, e hanno contraddistinto il golfo entro cui sorge oggi Balestrate; motivo di orgoglio per noi che possiamo raccontarli e ricordarli.

Sicciara ha avuto la fortuna di entrare nel cuore di uomini non solo illustri, ma generosi e di profonda bontà d’animo, che hanno da subito operato per l’accrescimento della comunità. Don Paolino, U signurinu, il patrizio, “quello nobile che veniva da Palermo”, nessuno più di lui aveva a cuore questo piccolo borgo paesano: c’era l’aria pulita, l’aria di mare che fa bene ai bambini, c’è il pesce fresco, quello buono, e c’è una graziosa cappella, ristoro dell’anima per questi poveri contadini che a Sicciara arrivano tutti i giorni per lavorare la terra capricciosa, ma che promette bene. La cornice paesaggistica è perfetta, il cibo è delizioso, il lavoro non manca, il mare, così come la terra, è generoso e vuole bene ai figli di Sicciara; San Pietro è santo di provvidenza per i suoi pescatori, e nulla manca quando arriva la sera e si fa ora di mettersi a tavola. Certo non sono tavole di regnanti o di regine quelle dei sicciaroti, ma nulla manca fin quando ci si affida alla provvidenza di San Pietro.

Tutto era in armonia, ma non bastava, qualcosa ancora sfuggiva, qualcosa ancora non quadrava nemmeno a San Pietro, sempre vigile e attento al progredire del borgo: Sicciara aveva bisogno di altro per

non vedere più andare via la sera i poveri contadini che in quelle terre volevano riposare dopo le fatiche del lavoro, e fare casa. U signurinu aveva capito benissimo ciò di cui il borgo aveva bisogno; l’uomo non è solo pancia da riempire, è anche anima da nutrire con la vicinanza del Padre Eterno. E tra le sudate carte scritte e riscritte, spedite e ritornate, Ferdinando il re, elevò la prima parrocchia in Sicciara, che era quello di cui c’era bisogno, sotto richiesta di Don Paolino; una Real Parrocchia con assegnazione di tutte le terre delle balestrate, dove Sicciara era il borgo principale. Ora tutto torna, ora tutto rimane, ora tutto poteva realmente avere inizio.

È il 1800, nasce la Chiesetta Sant’Anna, vanto di don Paolino e di tutti i sicciaroti che poterono trovare dimora stabile in quella terra non più sconosciuta. Matri Sant’Anna, Matri Sant’Anna, aviti na figghia ca ‘ncelu cumanna. Sant’Anna, santa protettrice delle partorienti, titolare della parrocchia sorta a Sicciara, titolo che conserverà negli anni a seguire anche nella futura Chiesa Madre. Alla provvidenza di San Pietro adesso si aggiungeva l’amore materno di Sant’Anna, e insieme mai abbandonarono i propri figli devoti che ardentemente vollero coniugare corpo e spirito in quella nuova terra, portando il sollievo dell’anima nel posto in cui faticavano.

Adesso anche il vescovo di Mazara del Vallo, Mons. Orazio Della Torre, conosceva quel borgo e il popolo che lo andava abitando. Insieme a don Paolino si occuparono di procurare il necessario per le sacre liturgie e per impartire i Sacramenti. Così arrivò il primo, poi il secondo e il terzo parroco nella nuova parrocchia; è il 1838 e bisogna far festa perché un sicciaroto diventato sacerdote prenderà le redini della chiesetta, e darà lustro a quel piccolo borgo: Filippo Evola, umile figlio di Sicciara, nato da Paolino Evola e Maria Aiello. Il giovane parroco si mise subito a lavoro per onorare la carica ricoperta e i suoi avi che tanto fecero per Sicciara. Il borgo cresceva, si popolava, Sant’Anna aveva a cuore tutte le giovani madri che davano alla luce nuovi figli di Sicciara, battezzati in quella ormai troppo piccola chiesetta, che non riusciva a contenere tutte le creature che sotto lo sguardo benigno di Sant’Anna venivano al mondo, ad abitare quei poderi fertili e quel mare fecondo.

Arriva così il grande sogno, il grande progetto sognato e desiderato fortemente da Filippo per i suoi compaesani e per la sua terra natia che tanto si era dimostrata forte e ardeva dalla voglia di continuare a dare frutti e lasciare il segno. Un altro re Ferdinando fu di aiuto al giovane parroco Filippo per la realizzazione del grande sogno: la costruzione di una nuova chiesa, di una chiesa-cattedrale che potesse ospitare tutti i sicciaroti ma anche di più, che potesse suscitare emozione e stupore ogni volta che un fedele avrebbe varcato quel grande portone.

Gli anni passano ma i santuzzi di Sicciara rimangono: Sant’Anna titolare della Chiesa Madre e San Pietro titolare della ormai ricordata come chiesetta. È bene fare festa per loro, è bene onorarli, rispettarli e mostrarsi sempre uomini timorati di Dio. Proprio quella cappella diventata parrocchia nel 1800, e per quarantadue anni unica chiesetta di Sicciara, ebbe il grande onore di essere intitolata a San Pietro nel 1941.

La festa a San Petru ci ama ffari… Non c’è balestratese che non porti nel cuore la devozione a San Pietro; non c’è balestratese che non ricordi la grande festa che in onore di San Pietro ogni anno a fine Giugno veniva fatta. Giorni di grandi festeggiamenti, di giochi, luci e colori, di musica e poesia. Non vi era balestratese che non prendesse parte a questo meraviglioso incontro tra folklore e storia, tra religione e devozione; un connubio perfetto che racconta la storia del nostro passato e delle nostre origini. I giochi a mare, l’antinna, le gare in spiaggia e in piazza, i bambini dei quartieri che si vestivano a festa per quell’occasione. Le strade di Sicciara brulicavano di persone, odoravano di mare e di pesce per giorni interi. La grande frittura, vanto dei pescatori balestratesi e dei paesi limitrofi, pensata e attesa da grandi e piccini per tutto l’anno; fortemente voluta e organizzata nei minimi dettagli, con poco, con niente forse, ma con grande forza di volontà e spirito, con la grande devozione che verso quel Santo i sicciaroti dimostravano, una devozione che li ha sempre contraddistinti.

Il tutto veniva coronato dalla solenne processione organizzata dai pescatori insieme all’aiuto fondamentale del parroco: l’arciprete in prima fila a coordinare tutto il popolo santo di Dio devoto a San Pietro, che rendeva omaggio alla statua trainata dalla barca, simbolo di ciò che Sicciara rappresenta, poiché

il mare, il pesce, i pescatori, i marinari sono l’essenza di questo piccolo paese. La pregevole statua lignea raffigurante il santo è datata 1908, e porta la firma del grande Rosario Bagnasco, scultore siciliano tra i più rinomati nella Sicilia del XIX secolo. La processione vedeva protagonista il simulacro in due grandi momenti: inizialmente il santo veniva trasportato in mare all’interno di una barca, e durante il tragitto l’arciprete benediva le acque ricche di Sicciara; in un secondo momento la statua veniva portata in processione per le vie del paese, trainando a mano la barca che ospitava il santo.

Fare memoria di tutto ciò è segno di profondo attaccamento che il popolo mostra verso i suoi santi patroni; facciamo memoria di quel che è stato con un miscuglio di malinconia e fierezza, per quello che il popolo ha saputo dare a questo paese nato dal nulla. Un popolo sempre pronto davanti alle avversità, che combatte in prima linea, che prega in prima linea, che cade e si rialza. Impariamo ad imparare da loro, ritorniamo a loro, ricordiamoci di loro e quindi ricordiamoci chi siamo.

Enza Agrusa

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