Racconti e fiabe di Sicciara… parole da riscoprire

Le parole sono strumento del pensiero, diventano storie e raccontano memorie, permettendoci di conservare idee e tradizioni. È bastato guardarmi intorno, ascoltare i balestratesi, per rendermi conto che ciò che fin da piccola conoscevo, era un mondo più grande che valeva la pena scoprire. Così ho capito che a Balestrate le parole nascondono un grande patrimonio che mi auguro di poter scoprire a fondo. Fin dalla mia tenera età infatti, sapevo che nella mia famiglia si tramandava una storia. Mia nonna me la raccontava con passione, come se stesse raccontando la sua stessa vita, e invece si trattava di una fiaba, una di quelle che papà poi usava spesso per la buonanotte. Un gesto così semplice, eppure così profondo, capace di unire una famiglia sotto le stesse parole. Adesso ricordo ancora come queste si intersecavano in modo diverso, come quella storia cambiasse attraverso le generazioni, diventando sempre più “nostra”. I racconti di Sicciara sono innumerevoli, variano per genere, per lingua, per stile. Con una semplice ricerca mi sono resa conto di come quasi ogni famiglia custodisca con amore un racconto prezioso da riscoprire.

La mia attenzione, fin da subito, è stata catturata dall’attenzione ai dettagli, dalle descrizioni accurate, dalla bravura dei narratori, dalle espressioni dialettali, dalle cantilene che ogni storia riporta, come se si trattasse di filastrocche, a volte perfino di poesia. Chiacchierando con una delle mie fonti, mi sono ritrovata a pensare che queste storie sono esattamente come le serie televisive che oggi ci tengono incollati allo schermo. 

Intorno al braciere, figli e nipoti ascoltavano per ore le storie che uno dei nonni raccontava con enfasi, mettendo alla prova la propria fantasia. Qualche bambino correva per il cortile, saltava giù da una sedia, inseguiva il fratello maggiore, ma una cantilena incessante risuonava nelle loro orecchie. E adesso sono proprio quei bambini ad ammaliarci con le parole.

« Non c’era la televisione, a stento qualcuno ne aveva una minuscola intorno alla quale si riuniva tutto il quartiere. Bisognava intrattenere soprattutto i bambini in qualche modo, ma posso dire di aver visto i grandi più assorti di noi. Allora ce ne stavamo seduti in cerchio intorno al nonno, senza televisione, andava bene lo stesso, ci piaceva in quel modo. Quella storia sembrava però non finire mai, durava.. settimane, mesi, e non importava quanti giorni passassero tra un episodio e l’altro.. nessuno se ne dimenticava, anzi, qualcuno aggiungeva sempre qualche dettaglio. 

“Bambini allora, dove eravamo arrivati.. il giovane fanciullo che doveva oltrepassare il lago incantato… – nonno, nonno ma questo lago com’era? Nero? Ma c’era un mostro? – E certo, certo che c’era il mostro..” .. diventava la nostra storia, e se adesso dovessi raccontartela, ti conviene sederti, perché potrebbe volerci un po’. »

Le fiabe di principi e principesse sembravano la via di fuga perfetta per allontanarsi dalla realtà difficile di quegli anni. Gli anni faticosi del dopoguerra. Solo pochi invece, ebbero il coraggio di raccontare le storie vere, quelle della quotidianità, della vita di tutti i giorni, storie perfino antecedenti tramandate a loro volta, risalenti agli anni della guerra e della paura.

«… il broccolo stava cucinando nella pentola gigante e davanti casa, dalla finestra, riuscivo a vedere un albero di carrube che a un certo punto iniziò a tremare. Mi chiamavano, bisognava uscire subito da casa, cosa erano, le bombe? Però.. il broccolo, non potevo lasciare il fornello acceso e poi cosa facevo col broccolo? Se ne andava a male? Ncuscenza, lo dovevo buttare? »

Non ho citato l’esempio del broccolo per puro caso, ma perché è un elemento tipico delle storie che ho raccolto fino a questo momento. Ritorna spesso, un elemento della nostra terra, un alimento che costava poco, che sfamava la famiglia. E allora il broccolo torna nelle storie quotidiane, ma anche in quelle di fantasia. La favola a cui sono più legata, quella tramandata nella mia famiglia, dal titolo “Giuseppina e il piede di broccolo”  è un perfetto mix tra finzione e realtà, una soglia sottile a dividerle. Giuseppina, col padre rimasto vedovo e tanti fratelli, andava nei campi a raccogliere ciò che avrebbe sfamato anche quel giorno la sua famiglia. 

« e tira catitira… e tira catitira… » una cantilena, infinita, poteva durare perfino ore, perché d’altronde… « e tiracatitira.. ma il broccolo rimaneva attaccato alla terra e allora.. e tira catitira.. ma niente, Giuseppina non riusciva.. e tira ca ti tira… »

E sotto il famoso peri ri broccolo, ecco che un tunnel misterioso, metteva fine a quella scena di vita reale, dando inizio ad un percorso lungo e fantasioso che avrebbe portato Giuseppina ad un castello incantato, dopo mille peripezie, incontri, ma non voglio raccontarvi troppo. 

Alcuni racconti rimandano perfino a figure simbolo di Balestrate, esistono rivisitazioni del famoso racconto della balestra. Altri sono divenuti libri, basti pensare al noto e bellissimo romanzo “Il sole scotta” di Rita Barraco. E questo ci lascia intendere quanto davvero, tra le strade del nostro paese di mare, ci siano menti brillanti che con le parole hanno lasciato il loro segno. 

È giusto allora dare spazio alle loro idee, riportare alla luce questi racconti, renderli immortali. Il mio intento è quello di portare avanti questa ricerca, di perdermi ancora tra le righe di qualche racconto e di realizzare una raccolta che possa essere un dono ai balestratesi. 

Per dare il giusto spazio alla bravura degli autori, ci saranno due sezioni: la prima che, come abbiamo visto, includerà quelle storie di fantasia, le cosiddette fiabe; la seconda che ci porterà indietro nel tempo, per le vie di Balestrate, per raccontarci la vita vera. 

In attesa di “raccontarci”, colgo l’occasione per invitare ogni balestratese a condividere con me la propria storia, la propria fiaba e vi lascio con una suggestione, tratta dal saggio Le parole sono importanti di uno scrittore contemporaneo, Marco Balzano: « Ogni parola ha una voce. Ascoltarla vuol dire conoscere gli incontri, i misteri, le disgrazie e le fortune che ne hanno segnato la strada. Perché ogni parola ha una storia da raccontare.»

Noemi Cottone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *